Pensare politicamente, Percorso di formazione socio-etico-politica
Martedì, 8 febbraio 2022, ore 18.30
Auditorium della Parrocchia Madonna della Rosa, Viale Papa Giovanni Paolo II, 121, Molfetta
Tavola rotonda con:
Michele Lucivero, Liceo “Da Vinci” – Bisceglie
Onofrio Losito, IIS “Vespucci”, Molfetta
Gianni Porta, Liceo “Spinelli” – Giovinazzo
Matteo Losapio, Makoviec, Filosofia urbana
Alberto Altamura, Liceo “Einstein-Da Vinci” – Molfetta
Modera:
Lorenzo De Palma, CDC Manager – Molfetta
Cosa vuol dire parlare di crisi? Recuperando il suo significato originario di distinzione e cambiamento, si scopre che si tratta di quel sottile crinale che ci deve spingere a comprendere gli errori, anche sistemici, e a modificare radicalmente il nostro approccio. Quale contributo può offrire allora la filosofia durante la crisi pandemia?
Caratteristica fondamentale della filosofia è l’avvio di un processo di analisi e studio, senza la pretesa di avere già una verità. Anche in una situazione come quella pandemica, la filosofia può aiutarci a far comprendere un evento a cui spesso sono state date interpretazioni confuse e discordanti. È importante analizzare i processi sociali mutati a causa di una differente percezione dell’Altro determinata dal virus, per cercare un approccio costruttivo, alla ricerca di una risoluzione possibile. La ricerca della verità, tuttavia, è un problema eterno: da un lato tutti abbiamo fame di verità, anche parziali, dall’altro sappiamo che è veramente difficile arrivare a conoscerla.
Da questo nasce l’atteggiamento scettico di molti di noi che, se vissuto onestamente e con sobrietà, è fondamentale per la ricerca. Il proposito comune del pensiero filosofico è quindi quello di realizzare la consapevolezza che stiamo vivendo un processo storico che, se ben studiato e agito, potrebbe migliorare la vita dell’intero pianeta.
Sono questi i temi di confronto del nostro appuntamento del percorso “Pensare Politicamente” con la tavola rotonda moderata da Lorenzo de Palma e la partecipazione di Michele Lucivero, Onofrio Losito, Gianni Porta, Matteo Losapio, Alberto Altamura.

Abstract della Tavola rotonda sulla Crisi
Gianni Porta, Fuga per la sconfitta. La crisi della sinistra tra Stato e organizzazione
La crisi generata dalla pandemia Covid-19 rappresenta un’occasione per riflettere sulla crisi più generale del sistema non solo sanitario, ma anche del sistema di idee e certezze consolidate. La diffusione del contagio, prima, e la gestione della campagna vaccinale, poi, hanno evidenziato i limiti degli apparati statali e mutato abitudini ritenute immodificabili. Ritrovarsi inermi di fronte a un’emergenza interroga anche la normalità del “prima” della crisi, di cui andrebbero indagate le linee di debolezza poi disvelatesi nella crisi pandemica. Riflettere sulla crisi e sul “prima” della crisi esigerebbe un lavoro improbo, per cui ci concentriamo in particolare sulle idee della sinistra occidentale, in particolar modo italiana, dopo il 1989 nel lungo trentennio di egemonia neoliberale. Ci riferiamo prioritariamente non alla sinistra che ha governato e gestito in alcune fasi le leve istituzionali in linea con i fondamentali previsti dal Washington Consensus, quanto allo spettro variegato della sinistra che a queste esperienze di governo si è opposta, manifestando contrarietà verso tali fondamentali e che nomineremo in seguito anche sinistra anticapitalistica o alternativa all’ordine esistente. La scelta è dettata dall’esigenza di ragionare sull’efficacia di questa sinistra nel recente passato e soprattutto sull’efficacia futura. Nello spazio dato in questa sede la lente di osservazione sarà focalizzata sulle concezioni diffuse relative al nesso tematico Stato/organizzazione. Perché lo Stato? Perché con la diffusione della pandemia il tema dell’intervento dello Stato ha riacquistato centralità[1] sia nel reclamare la sua mano benefica sia nel criticare il suo ruolo inefficace. Perché l’organizzazione? Perché lo Stato costretto ad affrontare l’emergenza fa i conti con la sua organizzazione, con i suoi apparati, con le riserve disponibili sia in senso materiale sia in senso morale per ovviare a ciò che l’economia di mercato non può risolvere[2]. Proveremo, dunque, a tracciare una panoramica della sinistra alternativa rispetto alle questioni dello Stato e dell’organizzazione, a partire dal periodo “prima” della crisi, in cui si affermano concezioni e convinzioni che tuttora impediscono l’affermazione di un rigenerato punto di vista e, perché no, anche di forza.
[1] D. Moro, L’importanza della teoria dello stato leninista all’epoca della crisi del Covid-19, in https://www.lordinenuovo.it/2020/04/21/limportanza-della-teoria-dello-stato-leninista-allepoca-della-crisi-del-covid-19/
[2] M. Alberti, L’intervento dello Stato nelle depressioni e le grandi guerre, «il Manifesto», 28 aprile 2020.
Gianni Porta (Molfetta, 1978) è laureato in Filosofia, presso l’Università degli Studi di Bari e presso la medesima Università ha conseguito il Dottorato di ricerca in Filosofie e Teorie sociali contemporanee. Ha pubblicato la sua tesi nel 2018 col titolo Buchi nell’acqua. Sinistra ed egemonia liberale nel movimento Acqua bene comune per Mimesis, Milano. Attualmente è docente di Filosofia e Storia presso il Liceo “M. Spinelli” di Giovinazzo (Ba). Militante politico dal 1999, è stato consigliere comunale della città di Molfetta (BA) per tre mandati.
Michele Lucivero, La crisi economica è solo un limite o anche una opportunità?
In questo contributo, dunque, volto principalmente alla chiarificazione e alla informazione, non saranno esposte le analisi di teorie economiche da manuale, le leggi ferree del determinismo razionalistico del comportamento economico; non vi sarà la messa in riga di algoritmi su PIL, PNL, RN, indici che dimostrano l’indimostrabile inconfutabile e sarà evitato, per quanto possibile, il ricorso sistematico al lessico specifico rigorosamente in lingua inglese, che dà sempre la garanzia apparente della scientificità apodittica. L’obiettivo, invece, è quello di leggere l’economia in una dimensione storica e umana, vale a dire all’interno del cono d’ombra dell’etica e dell’antropologia, affinché emergano le istanze alternative, della crisi in particolare, come opportunità per il futuro, nella presunzione che la conoscenza dei fenomeni del passato possa ancora essere utile per operare dei correttivi per la sopravvivenza dell’umanità. La prospettiva filosofica, dunque, scevra da interessi specifici è tesa a riassegnare all’economia un ruolo guida nella definizione e nella gestione del bene comune. Ci risulta davvero difficile pensare, infatti, che ci sia qualche grande multinazionale disposta a finanziare ricerche filosofiche come questa, a differenza di quanto avviene per i dipartimenti di economia, medicina, ingegneria, che hanno sempre la cogenza di dimostrare qualcosa. Il ruolo del filosofo è quello di interrogare i saperi precostituiti e settari, di fare domande e lasciare sorgere il dubbio in relazione alla loro presunzione di certezza. Tale indagine deve essere necessariamente condotta per far sì che questo dubbio metodico diventi lo stimolo per una nuova ricerca, nella consapevolezza che nell’ambito delle vicende umane non vi sono problemi che richiedono l’individuazione di soluzioni, come accade per le scienze esatte, in cui vi è una corrispondenza univoca tra quel problema e quella soluzione, ma vi sono solo situazioni favorevoli o sfavorevoli e occorre fare in modo che le seconde siano nettamente ridotte, che siano quanto più possibile indolori per la maggior parte degli uomini e delle donne. Nella relazione economica, che sottende sempre una relazione umana intersoggettiva, non si può seguire quello stesso procedimento amorale che presiede alle creazioni umane delle scienze esatte, laddove al problema vi è una ed una sola soluzione che il soggetto creatore vi ha messo scientemente, ma occorre navigare a vista perché nell’intersoggettività, quando si trascende il singolo uomo, le variabili imprevedibili e non necessariamente razionali si moltiplicano all’infinito, tanto quanto infinita rimane la potenziale libertà dell’uomo.
Michele Lucivero si è laureato in Filosofia presso l’Università di Bari e in Forme e storia dei saperi filosofici presso l’Università del Salento. Nel 2010 si è diplomato in Scienze religiose presso l’Istituto “Italo Mancini” di Urbino e nel 2012 ha conseguito il dottorato di ricerca in Etica e antropologia. Storia e fondazione presso l’Università del Salento. Insegna Filosofia e Storia presso il Liceo “Da Vinci” di Bisceglie (BT). È socio fondatore della sezione vicentina della SFI e attualmente socio della sezione barese della SFI. Ha tenuto corsi di Studi interculturali presso l’Accademia popolare Aretè di Schio ed è condirettore delle collane PAIDEIA. Pratiche didattiche e percorsi interculturali presso l’editore Aracne. Ha pubblicato La politica, Aracne, Ariccia 2016, Identità a confronto. Europa e America tra secolarizzazione e risveglio religioso, Aracne, Ariccia 2019 e ha curato la traduzione e l’introduzione a P.L. Berger, Riflessioni sulla religione, Armando, Roma 2020. Giornalista pubblicista da gennaio 2021, cura la rubrica Agorà. La filosofia in Piazza nel quotidiano ViPiù.it.
Matteo Losapio, La città è (in) crisi
Se volessimo, potremmo provare a tracciare una sorta di genealogia della crisi delle città, oppure una sorta di cronologia della crisi della città. Tuttavia, se ci provassimo, ci accorgeremmo immediatamente di due cose. La prima è che ci occorrerebbe tornare così tanto indietro nella storia da non riuscire più a comprendere di cosa stiamo parlando e quale crisi vorremmo affrontare. La seconda è che la città non esiste come ente in sé e per sé, ma la città è fatta di mutazioni e storie, insomma, di persone. E la città è, fondamentalmente, la traccia che le persone hanno lasciato non solo di sé stesse, ma del loro essere in relazione, nel loro costituirsi come società e come gruppi sociali. Per questo motivo, se volessimo intraprendere una sorta di genealogia della crisi della città, ci occorrerebbe affermare che la città è il fenomeno di crisi carsiche, che attraversano la storia delle persone e delle loro relazioni. E questo ci porta direttamente all’origine della città che è anche origine di una sorta di crisi relazionale. Siamo nel Libro della Genesi, il quale non ci racconta cronologicamente la storia dell’umanità, ma l’origine esistenziale e genetica di ciò che siamo e di come siamo fatti. Ebbene, la vicenda di Caino e Abele non è da leggere come un fatto passato, ma come un racconto eziologico che ci racconta del primo costruttore di città: Caino, l’uccisore del fratello. Per questo motivo, potremmo affermare che la nascita della città, la sua origine, corrisponde con la crisi o, meglio, con una crisi fondante che è quella delle relazioni, della società stessa. Ogni città ha i suoi problemi e non esiste una città perfetta, proprio perché la città germoglia da una crisi. La domanda che ci poniamo, allora, è se la crisi corrisponda ad un problema o, piuttosto, ad una domanda. Per questo motivo, proviamo a tracciare dei punti di domanda sulla città, che possano diventare dei punti di critica e non di lamentela sulla nostra esistenza urbana. E per tracciare questi punti, vogliamo ripartire dalla storia di Caino e Abele.
Matteo Losapio (Bisceglie, 1991) è sacerdote ed è laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Bari e in Teologia presso la Facoltà Teologica Pugliese. È membro della redazione della rivista di filosofia Logoi.ph e della redazione del giornale «Cercasi un fine». Socio fondatore di Associazione 21 e del progetto PoliSofia, per la divulgazione del sapere filosofico, in questi anni si è occupato prevalentemente di filosofia russa del Novecento. Da qualche anno si occupa anche di filosofia della città, di urbanistica e di architettura attraverso il suo sito www.makovec.it.
Alberto Altamura, Biopolitica di corpi postmoderni. La costituzione del sé nel discorso sul sistema immunitario. “To make a fuss” con Donna Haraway
Due scritti di Donna Haraway, Biopolitica di corpi postmoderni. La costituzione del sé nel discorso sul sistema immunitario e Chthulecene. Sopravvivere su un pianeta infetto, sono scelti come guida per riflettere sulle modalità di regolazione delle dinamiche biopolitiche, dominate dall’ossessione securitaria dell’espulsione/controllo dell’altro/estraneo, garantite dal paradigma immunitario, e per conquistare una visione dell’identità come risultato di processi di contaminazione, che permetta un ripensamento dell’umano al di là dei dualismi della tradizione filosofica occidentale, come una forma di simpoiesi che, tra provocazione e sfida all’immaginazione, consenta il superamento dell’arrogante pretesa dell’Homo Sapiens di esercitare un dominio esclusivo sulla biosfera.
Alberto Altamura, docente di Filosofia e storia presso il Liceo “Da Vinci” di Molfetta, è un ricercatore che ha al suo attivo un lungo curriculum di studi e di pubblicazioni riguardanti la filosofia del Novecento, in particolare quella marxista. Formatosi nell’Università degli Studi di Bari, dal 1980 al 1984, sotto la guida del prof. Giuseppe Semerari, ha pubblicato numerosi saggi, curato la riedizione dell’opera semerariana Responsabilità e comunità umana (Guerini 2014) ed è stato collaboratore della rivista filosofica «Paradigmi» e curatore del Certamen carabellesiano (www.alberto-altamura.it).
Onofrio Losito, La crisi del modello partecipativo di gestione del bene comune. Le proposte del cattolicesiomo democratico per una ripresa possibile
Ridestare l’impegno politico dei cristiani però, non è un processo immediato che non si ottiene attraverso un semplice “invito” a partecipazione all’agone politico. Quando si parla di impegno politico si pensa che l’unica via per esercitarlo sia aderire all’impegno partitico. Ma la passione e l’interesse per il proprio territorio si manifesta anche attraverso lo sviluppo di una cultura della cittadinanza intesa come assunzione di responsabilità e cura dell’interesse generale da parte dei cittadini singoli e organizzati. Questo movimento di “cittadinanza attiva” è la via più immediata che di fatto ha avvicinato in modo più diretto i cittadini alla gestione del bene comune attraverso l’applicazione dei principi di solidarietà e sussidiarietà circolare, tipici della dottrina sociale della Chiesa, che sono richiamati anche dalla nostra costituzione Italiana all’art. 118 comma 5. Eppure nonostante tale interesse civico, resta alto il distacco ed il disagio dalla gestione più ampia della casa comune. Occorre ridestare una speranza che offre sempre una possibilità di risalita e che ci permette di accantonare i propri interessi personali per darsi da fare non solo per sé stessi, ma anche per gli altri. Questa speranza, se condivisa e poi in qualche modo esercitata, può diventare qualcosa di concretamente positivo. Incentivare la partecipazione sociale dei cittadini significa far superare la tendenza della delega, cioè ricorrere alle istituzioni pubbliche non solo per rivendicare diritti ma anche per assumersi responsabilità e doveri. Certamente questo implica da parte della politica l’impegno per la creazione di condizioni affinché possano attivarsi nella società forme di partecipazione, ma implica anche da parte della società lo sviluppo di una matura coscienza civile che porti all’assunzione di un impegno costante nella gestione della vita pubblica. Occorre realizzare in pratica una gestione dal basso della cosa pubblica rivalutando il proprio territorio locale quale ambito entro il quale si è chiamati ad operare.
Onofrio Losito, ingegnere, dottore di ricerca in Ingegneria dell’informazione è Docente di Elettronica presso l’IISS “Vespucci” di Molfetta. Ha svolto attività da ricercatore presso l’Università del Salento e presso il Politecnico di Bari con all’attivo diverse partecipazioni a progetti di ricerca, oltre 70 pubblicazioni in atti e riviste nazionali ed internazionali. Già direttore diocesano dell’Ufficio di Pastorale per i problemi sociali e il lavoro e tutor diocesano del Progetto Policoro della Diocesi di Molfetta. Aderente di Azione Cattolica ha ricoperto diversi incarichi parrocchiali e diocesani collaborando a livello nazionale con il settore ACR e Adulti. Giornalista pubblicista dal 2002, membro delle redazioni di Luce e Vita e de l’Altra Molfetta, assumendo ruoli di responsabilità. Per la collana Pagine per crescere ed. ACI ho pubblicato Sei grande Dio. Preghiere per ragazzi e giovani di Azione Cattolica, (1986); per la collana dei quaderni di Luce e Vita ho pubblicato: In cammino. Sentimenti di un giovane nel suo divenire adulto (1987) e Tempo di Aratura. Per un impegno politico dei cattolici (2019). Insignito del titolo di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica Italiana in data 27.12.2018.


[…] Tavola rotonda: Pensare la crisi. Per un nuovo modello antropologico ed economicoModeratore: Lorenzo De Palma, Project Manager Exprivia, MolfettaMichele Lucivero, Onofrio Losito, Gianni Porta, Matteo Losapio, Alberto AltamuraMartedì 8 febbraio ore 18.30 […]
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