Insegnante, da “insignare”, “imprimere dei segni”: l’augurio per il nuovo anno scolastico

In maniera un po’ sparsa in tutta Italia in questa settimana riprendono le lezioni dell’anno scolastico 2023/2024, che si preannuncia pieno di novità, stando alle affermazioni che provengono dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Ovviamente, per fronteggiare tutte le novità del nuovo anno scolastico abbiamo già una schiera di esperti, di quelli che nella scuola non ci hanno mai messo piede, che dispensano consigli non richiesti per gli sprovveduti prof.

E così, mentre Ernesto Galli della Loggia propone di ripristinare «la cattedra rialzata, la necessità di alzarsi all’entrata dei docenti» (capirai che novità, lo facevano già negli anni Venti!), altri ci dicono come sia necessario “curvare” la programmazione disciplinare (verso una civica educazione!) o come sia indispensabile “filtrare” contenuti e relazioni (attraverso l’accattivante animazione digitale!). Altri ancora pretendono di convincerci che una conoscenza possa aver valore solo se “adeguata” al mercato (del lavoro!), altrimenti è inutile, per cui via Manzoni, via Verga, via Pasolini (che poi studiare Pasolini è sempre complicato perché era schierato politicamente, meglio l’autopromozione di Susanna Tamaro!). E poi ci sono quelli che sostengono con convinzione l’importanza dei PCTO, anche nelle caserme, e inseriscono il termine “orientamento” in ogni documento didattico per essere pedagogicamente à la page.

E mentre accade tutto ciò, irrompe Alain Badiou con un testo strepitoso e ci pensa lui ad affermare, come un eretico, che è proprio l’insegnamento ad essere disorientato:

«L’apparato docente, specialmente nella sua direzione statale, non fa nulla per consentire ai giovani di imparare cosa significhi pensare, conoscere e argomentare. […] Oggi l’insegnamento fa atto di sottomissione, piegandosi sotto il duplice peso di un mondo capitalista organizzato nella sola ottica del profitto e di una tecnologia portatrice di un arsenale infinito di opinioni disparate, che non si preoccupa minimamente della differenza tra vero e falso e ancor meno di quella che separa l’universale dal particolare»[1].

E così, leggendo Badiou nei giorni che precedono l’inizio del nuovo anno scolastico, a noi viene in mente quella meravigliosa riunione immaginata da Louis Althusser in cui «gli amici filosofi, cioè tutti, non solo quelli famosi, venivano con la Luna, attirati dall’odore degli uomini e dal desiderio di conversare»[2].

Per qualche minuto ci sembra persino semplice che a scuola ci si possa pensare disorientati e felici, come sanno esserlo solo i ragazzi e le ragazze.

Per qualche minuto sappiamo addirittura con certezza che riusciremo a praticare il dialogo, che proveremo per nove mesi ad intenderci attraverso il Logos, con parole che proprio mentre disorientano indicano la strada da lastricare.

Per qualche minuto si riempie il cuore di entusiasmo a pensare a quegli studenti e a quelle studentesse che in passato si sono appassionati/e allo studio, alla lettura, alla ricerca, all’approfondimento, ai dialoghi, alle discussioni, alla dialettica, ai certamina, alle olimpiadi, ai festival… insomma, alla filosofia.

È proprio questa passione, profonda e vivace, che bisogna risvegliare nei giovani, giacché insegnare deriva da “in-signare”, lasciare dei segni, ma per evitare che i docenti siano solo delle meteore nella vita piena e significativa dei ragazzi e delle ragazze, se non proprio dei cattivi ricordi, quella passione deve rifulgere soprattutto negli stessi in-segnanti, quando prendono coscienza del potenziale trasformativo che è nelle loro mani e che essi possono veicolare con la trasmissione delle discipline che loro amano e che hanno studiato perché ne erano appassionati.

La passione è contagiosa, care ragazze e cari ragazzi, permetteteci di contagiarvi!

Buon anno scolastico ai ragazzi, alle ragazze e ai/alle docenti!

ML, AP (12/09/2023)


[1] A. Badiou, Osservazioni sul disorientamento del mondo, Neri Pozza, Vicenza 2023, pp. 80-83.

[2] L. Althusser, Essere marxisti in filosofia, Edizioni dedalo, Bari 2017, p. 31.

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