Passi scelti. Ulrich Beck, La società del rischio globale

«Il capitale è globale mentre il lavoro è locale. […] Il lavoro fragile aumenta rapidamente: si tratta cioè di impieghi a tempo parziale e determinato, di lavoro autonomo e di altre forme di cui non siamo riusciti a dare spiegazioni soddisfacenti. […] Ciò che un tempo era l’eccezione sta diventando la regola. [Sembra che] gli Stati non siano più liberi di agire se non per scegliere tra (a) la protezione sociale del crescente numero dei poveri e (b) l’accettazione di una macroscopica povertà volta a raggiungere un tasso di disoccupazione leggermente inferiore. Infine, […] un numero crescente di esseri umani sta venendo sostituito dalle tecnologie intelligenti. L’aumento della disoccupazione non può più essere attribuito alle crisi economiche cicliche, ma piuttosto al successo del capitalismo tecnologico avanzato. […] Quanto più precaria diventa l’occupazione, tanto più le basi del welfare state si intaccano e le vie «normali» vanno in frantumi; […] Dappertutto c’è richiesta di flessibilità. […] Gli individui non devono far altro che accettare tutto con un sorriso: “la vostra esperienza e le vostre capacità sono obsolete e nessuno sa dirvi che cosa dovete imparare per rendervi necessari in futuro”. Di conseguenza, quanto più i rapporti di lavoro sono “deregolamentati” e “flessibilizzati”, tanto più rapidamente la società del lavoro si trasforma in una società del rischio che non consente calcoli individuali o politici. Allo stesso tempo, diventa sempre più importante risolvere le contraddizioni politiche che l’economia politica del rischio implica per l’economia, la politica e la società. Una cosa è chiara: l’incertezza endemica è la caratteristica che contraddistinguerà la vita e l’esistenza stessa dei più – comprese le classi medie apparentemente benestanti – negli anni a venire […]».

Ulrich Beck, RischioLa società del rischio globale, Asterios Editore, Trieste 2001, pp. 21-22.

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