Con il pretesto della vicenda processuale di Socrate, Canfora prende spunto per discutere della tirannia del numero, dei criteri enumerativi nella deliberazione democratica, spesso facilmente influenzabili dalla propaganda e dai mezzi di comunicazione, una vera e propria diseducazione di massa.
L’antidoto, secondo il filologo barese, a questo imperialismo della massa starebbe in un’adeguata formazione politica in grado d’istruire le persone sulle procedure delle deliberazioni. La proposta sembra interessante, ma ci si potrebbe chiedere: chi si fa carico di questa imparziale formazione politica? Come si può pensare che il politico di turno sia davvero scevro da pregiudizi e precomprensioni? E poi, in seconda analisi, per il formatore è davvero possibile presentarsi come un «soggetto vuoto» davanti ai propri uditori?
Nonostante l’esplicito riferimento ad un contesto notoriamente di parte, questo testo di Canfora, in realtà molto divulgativo, è denso di spunti di riflessione, non da ultimo quello inerente al ruolo della oligarchia al potere all’interno del regime democratico eletto con il sistema maggioritario, laddove si verifica necessariamente uno schiacciamento verso il centro moderato, eliminando gli estremi, che non è detto siano deletri per la collettività, ma potrebbero rivelarsi dei presidi di criticità e di contrasto alle lobby di potere.
Luciano Canfora, Critica della retorica democratica, Laterza, Roma-Bari 2005.
ML (25-10-2011)
