L’idea che gli Stati che si erano liberati dal giogo coloniale evolvessero verso democrazie compiute si è rivelata da subito ingenua e, in realtà, le ingiuste amministrazioni coloniali vengono ben presto sostituite da dittatori locali che, aiutati dai loro antichi sponsor, impongono il loro comando all’ombra di alcuni nazionalismi o anche di governi che si richiamano esplicitamente alla religione in una chiave di nazionalismo religioso.
L’attuale situazione di crisi della democrazia non deriva, quindi, da una mancanza di fiducia dei popoli in se stessi, come potrebbe apparire da una superficiale analisi sul sempre attuale fenomeno dei populismi che si stanno affermando anche in democrazie che potevamo giudicare “mature”, ma dalla mancata attuazione delle promesse che le élites avevano fatto ai popoli di quello che definiamo Occidente, di un sempre maggior coinvolgimento delle masse nelle decisioni fondamentali sull’uso e la ripartizione delle risorse fondamentali delle nostre società.
È naturale che la delusione per la mancata attuazione di questa premessa fondamentale della democrazia post-bellica, palesatasi in particolar modo dopo la scomparsa del blocco socialista, abbia dato vita ai populismi che sono l’effetto non la causa di una ormai conclamata crisi della democrazia. Crisi tanto più grave, se la osserviamo bene, per il fatto che è mondiale e, in questo modo, dà ai dittatori dell’ex Terzo Mondo (mi si perdoni questo antico modo di parlare post coloniale) e di grandi economie emergenti (o riemergenti? Se pensiamo alla Cina e all’India?) l’occasione per poter affermare che i loro sistemi sono i più adatti o più moderni rispetto alle attuali crisi di sistema (economiche, finanziarie e politiche) e di proporsi come alleati affidabili ai leader populisti di un Occidente che appare stanco e scettico su quelli che erano i suoi valori.
Questi nuovi capitani del popolo si propongono come i veri nemici delle élites che hanno fallito nel loro compito di riuscire a mantenere i livelli di vita del loro elettorato e che non sanno trovare soluzioni semplici a problemi complessi come le migrazioni, il riscaldamento climatico e le guerre che ormai iniziano ad assediare anche l’Occidente. Le classi dirigenti non solo vengono accusate di essere incapaci, ma anche di essere in qualche modo complici di un’invasione di popolazioni allogene in un immaginifico progetto di sostituzione etnica.
Eppure, questa crisi e la critica contro il sistema politico democratico scavano dall’interno in quell’Occidente che fino a non molto tempo fa riteneva (anche a torto!) di essere il modello al quale tutto il mondo presto o tardi avrebbe dovuto conformarsi. Oggi questa fiducia non c’è più (potremmo dire per fortuna per certi versi) spazzata via da una crisi economica che poi è diventata politica e, adesso, in modo conclamato una crisi di civiltà.
Dalla Prefazione di Pierangelo Cangialosi
Indice:
Pierangelo Cangialosi, Prefazione
Riccardo Fiorentini, Crisi economiche e rischi per la democrazia. Dalla Grande Depressione alla Grande Recessione e le prospettive per l’Europa
Nicola Curcio, Credere come “Belief” – Credere come “Trust”. Vivere la crisi
Carlo Cunegato, Neoliberismo come crisi della democrazia liberale
Matteo Losapio, Gotham: la crisi dell’anticittà
Rossano Buccioni, Il paradosso del medium epocale. La crisi dell’autenticità
Massimo Contri, Un mondo multipolare in crisi in cerca di un nuovo ordine mondiale
Ilaria Possenti, L’emergenza climatica tra ecologia e politica
Michele Lucivero, Il declino delle istituzioni democratiche europee e la minaccia di ricorrenti crisi, pandemie e guerre
P. Cangialosi, M. Lucivero, Permacrisi. Transizioni mancate e conflitti ricorrenti, Aracne, Roma 2023.
