E tu che paura hai? Paura liquida di Zygmunt Bauman

Più che in ogni altra epoca della storia l’umanità è a un bivio. Una via porta alla disperazione e alla completa assenza di speranze. L’altra alla totale estinzione. Preghiamo affinché abbiamo la saggezza di scegliere correttamente. Woody Allen

La società che Bauman descrive nel suo testo del 2006[1] non è diversa da quella di oggi: precaria, colma di rancore e sospetto nei confronti dell’altro, preda dell’incertezza verso il futuro, pronta ad accettare ciò che le viene proposto e imposto a livello politico come inevitabile. Una società priva di prospettiva, dunque, che guarda con ansia al futuro, ne ha paura perché non può controllarlo ed è pronta a rifugiarsi in un presente senza storia né responsabilità. 

Paura, così, nell’analisi di Bauman «è il nome che diamo alla nostra incertezza: alla nostra ignoranza della minaccia, o di ciò che c’è da fare – che possiamo o non possiamo fare – per arrestarne il cammino o, se questo non è in nostro potere, almeno per affrontarla.»[1]

Ogni paura è collegata ad una minaccia, al sentirci senza difese di fronte ad essa, ma, accanto alla tradizionale paura per le incombenti minacce fisiche, oggi sempre più numerose e letali, Bauman individua un’altra tipologia di paura definita “derivata”. Si tratta, cioè, di una acuita sensibilità al pericolo, di una percezione intensa di vulnerabilità che, collettivamente interiorizzata, dispone verso una visione del mondo deteriore, in grado di compromettere irrimediabilmente i legami sociali e condizionare le aspettative economiche, affettive, culturali di una società atterrita da ansie incontrollabili.

AP 06/09/2024, per Agorasofia

[1] Zigmunt Bauman, Paura Liquida, Editori Laterza, Roma-Bari 2009.

[2] Ivi, p. 4.

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