L’appuntamento, gratuito e aperto al pubblico, vedrà la presentazione del libro “Isola del Tino – Isola di sorprendente bellezza”, un’isola in cui non essere isolati, approdando in questo sito UNESCO: isola di un santo, poi sede di un’abbazia fino a diventare terra di pirati, cave di marmo, presidio di difesa del Golfo della Spezia, da qualche anno isola inclusiva, visitabile da scolaresche, associazioni e centri di cultura. L’Associazione Amici dell’Isola del Tino OdV, presente martedì 1 ottobre alle 17:30, presso la Nuova Chiesa di Sant’Agnese, con la sua presidente, Elisabetta Cesari, e numerosi soci, illustrerà le peculiarità dell’isola di luce, dialogando con il Soprintendente Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Padova Vincenzo Tinè e la direttrice del Master Unipd in “Death studies and End of life” – che patrocina l’evento affianco ad altri e che terrà una relazione sull’isolamento, la condizione sociale che l’Occidente teme di più
La Nuova Sant’Agnese, in via Dante Alighieri a Padova, apre le porte per un appuntamento speciale che porterà la cittadinanza a scoprire una delle isole più segrete, misteriose e affascinanti d’Italia: l’Isola del Tino, in Liguria. L’occasione nasce per la presentazione del libro “Isola del Tino – Isola di sorprendente bellezza”, frutto di oltre due anni di ricerche e studi a opera dell’Associazione Amici dell’Isola del Tino OdV: intorno ruoteranno video, immagini e contributi che racconteranno come questo luogo sia diventato uno spazio di cura e di cultura, capace di attivare profonde reti solidali e divenuto occasione di visita anche per persone con disabilità.
L’evento, al via il 1 ottobre alle 17:30, è patrocinato dal Master in Death Studies and End of Life dell’Università di Padova, dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Venezia e le Province di Belluno, Padova e Treviso e dalla Fondazione Alberto Peruzzo.
“Il legame con Padova nasce come ringraziamento a Vincenzo Tinè, ora Soprintendente a Padova. Sette anni fa, quando esercitava lo stesso ruolo a Genova, Tinè prese a cuore le sorti dell’Isola del Tino programmando e stanziando fondi, grazie al Ministero, per nuovi scavi archeologici e restauri nell’area sacra dell’isola. Grazie a lui e al Comando Marittimo Nord, l’isola fu oggetto di cura e di ricerca e fu restituita al territorio attraverso visite straordinarie per scolaresche, enti di ricerca e associazioni, seguendo precisi protocolli e compatibilmente alle esigenze militari e meteomarine. La gratitudine è il sentimento sotteso all’evento e ci porta da Ines Testoni, con la quale condivido il legame al filosofo Emanuele Severino per il quale l’isola è terra che salva. Ines Testoni ci ha affiancati e supportati grazie ai valori comuni che condividiamo e che identificano questo luogo: la cura, l’amore per il prossimo e per la bellezza. Inoltre siamo grati per il contributo di Fondazione AlbertoPeruzzo, che ci ha offerto una sede ricca di memorie e antichi percorsi e per il lavoro dell’amico Paolo Carnovalini, padovano d’adozione, che ha curato l’editing del libro che presenteremo”, ha affermato Elisabetta Cesari, presidente dell’Associazione Amici dell’Isola del Tino OdV.
Cesari racconterà̀ in questa occasione storia e leggende di quest’isola di luce, facendo uno speciale focus sull’impresa editoriale, che vede il libro stampato anche in braille, per amicizia con la UICI e come proseguo al lavoro fatto dall’associazione Amici dell’isola del Tino OdV con i non vedenti, approdati per la prima volta quattro anni fa sull’isola.
Presente all’evento anche Vincenzo Tiné che illustrerà̀ il progetto di restauro e di nuovi scavi all’isola del Tino e le proficue interazioni tra enti ed associazioni, e Ines Testoni, professoressa ordinaria di Psicologia Sociale presso l’Università̀ di Padova, che terrà una relazione sull’isolamento, la condizione sociale che fa più paura all’Occidente.
“Nessuno sulla terra è isolato e le isole lo sanno bene”, ha affermato inoltre Testoni, direttrice del Master in Death Studies and End of life, in seno a UNIPD: “L’Occidente è l’orizzonte in cui l’isolamento è la condizione sociale che fa più paura. Non a caso il paradiso della tecnica che stiamo costruendo è in gran parte basato sull’implementazione e lo sviluppo esponenziale degli strumenti di comunicazione. Ma questo terrore è basato su un errore sostanziale, perché nessuno sulla terra è isolato come pure non lo è la terra nell’universo. Capire questo aiuta a non temere neppure la solitudine e quindi ad apprezzare gli spazi in cui è possibile godere del silenzio e dei concerti del vento”.
L’Isola del Tino, che nel VII secolo era abitata da un santo (san Venerio) è stata poi per quasi un secolo isola di monaci, sede di un convento benedettino e di un’abbazia. Assediata da pirati, Turchi e Veneziani per le grandi ricchezze dei monaci, fu da questi abbandonata sul finire del XV secolo perché non difendibile e poi venduta a ricchi genovesi che la trasformano in cava e in avamposto di difesa. Divenne nel 1884 sede il primo faro elettrico d’Italia.
“Racconteremo in questo incontro il tesoro, oggi condivisibile, di un’isola che resta un “altrove”, luogo di preghiera, di luce, terra selvaggia che fu anche presidio tedesco: alcune sue infrastrutture furono costruite dal III Reich utilizzando l’organizzazione Todt”, ha aggiunto Elisabetta Cesari: “Una terra vergine, circondata da un mare cristallino, che grazie a questo libro e ai progetti dell’associazione vogliamo fare conoscere. Un luogo bianco, di cura, dove una volta approdati inizia l’avventura dentro una storia ricchissima e più che mai viva”.
Il libro “Isola del Tino – Isola di sorprendente bellezza” è senza scopo di lucro e offre una conoscenza approfondita dell’isola: ha ricevuto il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, l’adesione di 9 Comandi della Marina Militare, di 14 Enti istituzionali fra centrali, regionali e locali, di 38 tra fondazioni ed associazioni e il sostegno economico di alcune realtà culturali e produttive del territorio, Fondazione Carispezia in primis. L’opera collettiva, tra narrazione e approfondimenti, documenta anche la storia recente dell’isola: gli scavi e i restauri della Soprintendenza, la prima valorizzazione ad opera della Pro Insula Tyro negli anni ’60 del secolo scorso e l’apertura al territorio promossa da diverse Associazioni che hanno dato poi origine al nucleo fondatore dell’associazione Amici dell’isola del Tino OdV.



