Elogio dell’alterità e del meticciato: Francois Laplantine, Identità e metissage

La logica identitaria e quella rappresentazionale costituiscono i bersagli principali del lavoro antropologico di questo autore estremamente interessante per decostruire il violento immaginario coloniale e imperialista prodotto dall’Occidente. In particolare, Laplantine ritiene che la metafisica e l’ontologia occidentali, da Parmenide a Hegel, abbiano sistematicamente celebrato il tripudio dell’identità, della fissità e della rappresentazione sostanzialista del reale, bloccando e mortificando altrettanto sistematicamente l’espressione imprevedibile della metafora, dell’inedito letterario e utopico. Ciò che si è prodotto a livello teoretico, del resto, ha avuto, inevitabilmente, la sua controparte politica e morale nella negazione radicale dell’alterità, del diverso, del senso alternativo e del culturalmente inafferrabile. Laplantine in tutta la sua produzione filosofica e antropologia, ma in questo testo in maniera molto puntuale, ci aiuta a comprendere che riconoscere quanto la narrazione occidentale sia stata pregiudizievole sia solo il primo passo per invertire il corso della storia per avviare la costruzione di un futuro più civile. Mostrare come l’alterità sia stata continuamente e radicalmente misconosciuta è solo il preludio, l’anticamera, per tessere l’elogio del meticciato in antropologia, ipotesi corredata da un ammiccante apparato filosofico postmoderno e da una intrigante rete di rimandi alla letteratura dell’assurdo e all’astrattismo e all’arte non rappresentativa.

Francois Laplantine, Identità e metissage, Eleuthera, Milano 2014.

ML (20/05/2009) per Agorasofia

Lascia un commento