Al di là delle specifiche nozioni su Induismo e Buddismo, che risultano abbastanza sintetiche in questo volume, l’acquisizione fondamentale del lavoro di Aldo Natale Terrin nel testo che vogliamo presentare sta nel fatto che la connessione tra la critica dell’imperialismo culturale eurocentrico, sulla scorta del pensiero di Edward Said, e l’antropologia filosofica e culturale postmoderna, nel solco della tradizione di Jean-François Lyotard, ha fornito una nuova e interessante chiave di lettura dell’universo religioso dell’Oriente.
Ciò che intende affermare Terrin, uno dei massimi studiosi del pensiero religioso orientale in tutte le sue sfaccettature, soprattutto sotto l’aspetto fenomenologico (clicca qui per le pubblicazioni di Terrin), è che il postmoderno, considerato nella sua reale presa sulla società contemporanea, procedendo nella demolizione del soggetto razionalistico di stampo illuministico, è in grado di consegnarci una nuova immagine dell’altro, in questo caso del soggetto orientale, al di là di qualsiasi assoggettamento eurocentrico.
In sostanza, invece di liquidare sbrigativamente il postmoderno, come fa gran parte della filosofia italiana, l’autore fa i conti sul serio con questa interessante prospettiva ermeneutica ed i risultati sono notevoli, anche nei termini di una rinnovata epistemologia nello studio delle scienze religiose, che mostrano di sapersi rinnovare e di cogliere i segni dei tempi molto più adeguatamente rispetto ad altri settori disciplinari.
Aldo Natale Terrin, L’Oriente e noi. Orientalismo e postmodernità, Morcelliana, Brescia 2007.
ML (14/09/2025) per Agorasofia
