Passi scelti. Mussolini ha fatto anche cose buone, Francesco Filippi

Passi scelti. La sottomissione delle donne nei provvedimenti legislativi fascisti

«Questi provvedimenti

[ad esempio: 

  • Il Regio Decreto n. 1084 del 1925 vieta alle donne di partecipare a concorsi per uffici direttivi in scuole private paritarie;
  • il Regio Decreto n. 2480 del 1926 impedisce alle donne di insegnare materie scientifiche negli istituti tecnici e lettere e filosofia nei licei;
  • il Regio Decreto n. 383 del 1934 limita la presenza femminile negli organi di governo locale;
  • il Regio Decreto n. 1514 del 1938 limita al 10%, del totale della forza lavoro, la percentuale massima di donne presenti negli uffici pubblici e nelle aziende private].

Questi provvedimenti, evidentemente misogini, dimostrano come il fascismo, all’interno della sua retorica popolare, ritenesse la donna inferiore, inadatta a ricoprire incarichi di governo o amministrazione. Le donne vennero progressivamente e sistematicamente buttate fuori dalla vita attiva e dal mondo del lavoro in una maschilizzazione della società che andò di pari passo con la brutalizzazione del discorso pubblico. Il fascista ideale era giovane, forte e soprattutto maschio.

La visione fascista della donna era quella di madre, moglie e, al limite, vedova. Il suo posto era la casa, in cui doveva essere rinchiusa per occuparsi solo delle faccende domestiche e dei figli.

Accanto alle leggi che cercavano di escludere la donna dalla vita pubblica vi furono poi una serie di norme che dovevano obbligarla in posizione di subalternità anche nella vita domestica. L’articolo 587 del nuovo Codice Penale, introdotto nel 1930, prevede le famigerate attenuanti per il cosiddetto delitto d’onore: «Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni»! Questo passaggio, che sarà poi cancellato dal nostro ordinamento solo nel 1981, sancisce due principi fondamentali: il concetto che l’onore fosse caratteristica prettamente maschile e che i confini della sua lecita difesa si estendessero alle familiari più strette. Una donna “disonorata” disonorava pure l’uomo a lei più vicino, e tale disonore poteva essere lavato col sangue contando sulla clemenza delle istituzioni».

Francesco Filippi, Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo, pp. 84-85

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