Nel solco della proficua tradizione editoriale avviata da Erickson, il testo di Sadi Marhaba, docente di psicologia all’Università di Padova, e di Karima Salama, pedagogista a mediatrice culturale, si presenta sotto la veste di una semplice e didattica esposizione dei principali pregiudizi degli italiani e delle italiane nei confronti dell’Islam. Si tratta di preconcetti abbastanza diffusi che, purtroppo, vengono spesso rinforzati da una certa lettura dei fatti di cronaca e che, ancora oggi, non agevolano una serena comprensione della religione islamica nella sua complessità storica, geografica, teologica e culturale.
Il testo, che risale al 2003, quindi ben 20 anni prima del fatidico 7 ottobre 2023, data tristemente nota per aver acceso i riflettori sulla Palestina, risulta utile anche per comprendere meglio il contesto in cui è nata l’associazione tra le parole “terrorismo“, “islamismo” e “palestinese“. Basterebbe riportare alcune affermazioni degli autori pronunciate in tempi non sospetti per comprendere che il fenomeno palestinese va letto «nel quadro specifico e circoscritto di una lotta di liberazione nazionale da un’occupazione militare innumerevoli volte, e per oltre cinquant’anni, definita illegittima e rovinosa dalle Nazioni Unite, dai Paesi europei, dalle autorità religiose della Chiesa cattolica e delle altre confessioni e persino […] dagli Stati Uniti, alleato di ferro e protettore incondizionato di Israele» (p. 111). Erano certamente altri tempi quelli in cui si affermava che: «Nessuna legalità, nessun codice etico, nessuna speranza in un comune riferimento al divino o all’umano, nessun ricorso a figure terze (ONU, giornalisti, Chiese, ecc.) protegge i civili palestinesi dall’assoluto arbitrio, nei loro confronti, da parte dei militari, dei poliziotti, dei coloni, dei semplici civili israeliani» (p. 118) oppure che «Non c’è palestinese che non abbia subito, in una forma o nell’altra, violenza fisica e/o psicologica da parte israeliana. Non c’è una sola famiglia palestinese che non abbia da raccontare almeno una storia di violenza, dolore, lutto, orrore» (p. 119). Ma di sicuro erano altri tempi a livello politico, dal momento che avevamo in Italia una classe dirigente pur sempre asservita agli interessi statunitensi, ma forse un po’ più lucida dal punto di vista storico se, ci ricordano gli autori, anche il senatore Giulio Andreotti davanti alle telecamere sulla questione del “terrorismo palestinese” ebbe a dire: «Non so cosa farei io, se vivessi in un campo profughi» (p. 122).
Un aspetto interessante sottolineato dagli autori consiste nello slittamento semantico del termine “islamismo”, un tempo utilizzato per riferirsi comunemente alla religione islamica, ma oggi perlopiù adottato per designare il fenomeno del radicalismo all’interno di alcuni settori politicamente connotati legati ai Paesi in cui si professa l’Islam. È un’operazione consueta e diffusa, soprattutto nel momento in cui la semplificazione mediatica ricorre alla riduzione di complessità dei fenomeni oppure alla mera propaganda eurocentrica e occidentalista, ma che a livello cognitivo pregiudica negativamente la stessa religione, portando al suo interno il connotato della violenza.
Non mancano, tuttavia, da parte dei due autori le critiche rivolte al mondo islamico, sia europeo sia extraeuropeo, per la mancata occasione di prendere le distanze da quei fenomeni violenti che agevolano la costruzione dei pregiudizi, ma anche per la condizione in cui si ritrova il mondo musulmano, per il fatto di aver perso quella vocazione pluralistica che era tipica dell’Islam delle origini, di cui oggi si recupera soltanto il tradizionalismo.
Utile, a livello sociologico e teologico, è la distinzione operata tra i vari integralismi e i differenti fondamentalismi, così come risulta illuminante il riferimento alla condizione della donna. Utilissima, infine, soprattutto per ulteriori e necessari approfondimenti successivi, è senz’altro la bibliografia in appendice, corredata di schede didattiche da poter utilizzare nelle scuole, dove sempre più urgente diventa la comprensione reciproca in un clima di rispetto interculturale.
ML (29/11/2025) per Agorasofia
