Pubblichiamo volentieri la recensione di Rosario Lovecchio, responsabile della Biblioteca don Lorenzo Milani di San Ferdinando di Puglia, al testo di Matteo Losapio e Michele Lucivero, Dono e Scelta. Pratiche ed esperienze filosofiche della religione, Cittadella, Assisi 2025, in occasione della presentazione del libro il 3 dicembre 2025.
Dono e Scelta. Esperienze e Pratiche filosofiche della religione è una pubblicazione particolarissima, segno di una profonda amicizia dei due autori. E, sfogliando le pagine del volume, già nelle prime battute si legge in filigrana un accenno delle biografie di Losapio e Lucivero.
Mi sento di fare un caldo invito, non formale, a prendere e leggere questo libro, a quanti non l’hanno fatto, per un duplice motivo: è una miniera informativa nella rassegna che fa delle idee di filosofi, sociologi e teologi riguardo alla religione e ai suoi dintorni e, nel contempo, è un profondo invito a considerare con attenzione il tempo che stiamo vivendo per analizzarlo con occhi e soprattutto cuore nuovi, scevri da imbottiture e schemi che, forse, ci portiamo addosso fin da piccoli e che ci impediscono di penetrare fino in fondo il mistero che avvolge l’afflato religioso.
Il filo rosso che attraversa tutto il volume è l’inquietudine. L’inquietudine di un non credente, il quale non riesce ad afferrare il senso del perché il suo non credere non basti a sé stesso; e l’inquietudine di un presbitero che, pur avendo ricevuto il dono della fede, non si adagia in una beata atarassia, ma cerca e si muove per nuovi orizzonti di senso che possano superare la vecchia teologia e aprire nuove prospettive per gli uomini della contemporaneità.
Se leggerete le pagine di questo libro, Il prof. Lucivero vi prenderà per mano e vi condurrà, verso un itinerario, aspro per la comprensione, di filosofi, sociologi, teologi che hanno riempito pagine di riflessioni su filosofia della religione, sociologia, etnologia e antropologia della religione, fenomenologia e teologia della religione.
Usciti da questo imbuto e scalata la montagna, che comunque il professore rende con concetti ed esempi molto chiari e comprensibili, troverete ad aspettarvi don Matteo Losapio che con figure di persone più vicine a noi, ci proporrà indicazioni di testimonianze di uomini che, più che dettare regole di morale e comportamenti etici, si sono tuffati nella loro contemporaneità e, con l’esempio di ciò che hanno fatto, hanno segnato come pietre miliari il cammino da percorrere.
Bisogna comunque ricordare, per l’intelligenza del libro, che ogni paese, regione o sistema culturale ha storicamente sviluppato un proprio blocco di convinzioni e caratteristiche politiche, che corrispondono a specifici valori locali e alla specifica esperienza storica.
Nella rassegna degli uomini che hanno cercato un senso al discorso religioso, non possiamo esimerci dal nominare don Lorenzo Milani. Gli autori hanno dedicato un capitolo del libro al priore di Barbiana con il titolo Religione e parola. Il tempo pieno, la scuola dalle otto di mattina alle sette di sera, il lavoro fatto insieme, le ricerche, il pranzo condiviso, la lettura della corrispondenza, il laboratorio erano fasi che tutte andavano vissute come momento educativi. E le parole avevano somma importanza: si leggevano libri come l’Apologia di Socrate, i Vangeli, ma anche l’autobiografia di Gandhi e le lettere del pilota che aveva gettato la bomba su Hiroshima, e Il Gattopardo. Ci si fermava sulle parole, esse diventavano come persone con una nascita e una trasformazione.
Nel libro, inoltre, c’è un capitolo dedicato a Dietrich Bonhoeffer. All’ateneo di Bari, la prof.ssa Ada Lamacchia teneva per noi studenti di filosofia moderna e contemporanea un corso monografico su tale autore che affascinava per il suo esempio di vita e la sua coerenza. Gli autori lo riportano in auge, dopo un lungo oblio.
Inoltre, siamo vicini a Molfetta e non possiamo dimenticare la gigantesca figura di don Tonino Bello. Tuttavia, Lucivero e Losapio non vogliono una religione che metta uomini su un piedistallo, ma persone che cercano una religione come Cristo, facendosi carne insieme alla carne di tutti coloro che subiscono e pur volendo non hanno la possibilità di affrontare la vita con un sorriso.
Nelle pagine conclusive, si fa riferimento all’Iran, nella parabola che porta dagli anni della caduta dello scià Rezha Palevi ai nostri giorni, quando la repubblica islamica viene definita come teocratica ed additata come ludibrio delle genti. Papa Francesco aveva cercato quasi ad oltranza un dialogo interreligioso con il mondo arabo e con l’Islam, sarebbe interessante sapere dagli autori cosa ne pensano a riguardo!
Rosario Lovecchio, Responsabile Biblioteca don Lorenzo Milani di San Ferdinando di Puglia
