Wu Ming, UFO 78: va in onda la Società dello spettacolo

Appare quasi una data spartiacque quel 1978 in cui tante vicende si sono succedute e sovrapposte in Italia, dalle dimissioni del Presidente della Repubblica Giovanni Leone all’avvicendamento di ben tre papi sul soglio pontificio, ma anche il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro e la promulgazione di leggi importanti come quella sull’aborto, sulla chiusura dei manicomi, voluta da Franco Basaglia, e quelle sulla lotta al terrorismo.

Su tutto questo complesso sfondo storico e politico si apre uno scorcio, anzi più scorci narrativi, come nella migliore tradizione di Wu Ming, su una serie di vicende apparentemente marginali e irrilevanti, ma che alla fine si rivelano tutte curiosamente intrecciate e convergenti verso lo stesso punto, facendo emergere una chiara tesi storiografica, anche questo un tratto distintivo degli oggetti letterari del collettivo.

Per questo Thanur, nel mezzo della misteriosa Lunigiana, non è soltanto una comune di hippy che vivono all’ombra della generosità dell’aristocrazia dei Malaspina e del capitalismo degli Hilzer, ma è anche un centro di recupero per tossicodipendenti ed è difficile non soffermarsi a riflettere sul ruolo che le droghe pesanti hanno esercitato in quegli anni come maggiore inibitore delle coscienze critiche, portentoso dispositivo di distrazione di massa dato in pasto ai giovani per depotenziare la lotta politica.

Allo stesso modo, anche la scomparsa di due giovani scout sul Quarzerone, sempre nella misteriosa Lunigiana, che si staglia sullo sfondo di sempre più insistenti racconti e avvistamenti di UFO, nasconde, alla fine, qualcosa di molto più scottante: segreti nei segreti, deviazioni su deviazioni su cui non è opportuno fare luce, altrimenti si scoprirebbe che dietro e accanto all’organizzazione Gladio ci sono i neofascisti, che prendono direzioni proprie, sfuggendo di mano a chi avrebbe dovuto sorvegliare sulla democrazia. E, allora, ci si accorge che anche tutta l’esplosione mediatica del fenomeno ufologico di quegli anni non era che un’altra devastante distrazione di massa per obnubilare la coscienza critica collettiva e impegnare anche le menti più sottili nella ricerca sensazionalistica e spettacolarizzante di qualcosa di straordinario.

E così le prove tecniche di quel regime mediatico che, nel pieno della postmodernità, metteva capo alla società dello spettacolo avevano dato un esito positivo e sorprendente: l’omicidio Moro attribuito alle Brigate Rosse alienò gradualmente dall’immaginario collettivo tutte le simpatie verso qualsiasi forma di comunismo, alimentando lo stigma anticomunista, ma del coinvolgimento della CIA e degli americani non trapelò nulla; il rapimento di Margherita e Jacopo da parte degli alieni occultò colpevolmente il potenziale eversivo che venne via via concesso ai neofascisti per tutti gli anni ’70 e ’80 e che puntualmente rivelò il suo deleterio volto stragista. La vita sociale non è che una mera rappresentazione offerta dai media, la lotta politica è completamente inibita, le soggettività inebetite consumano con un certo grado di soddisfazione prodotti immaginari, l’individuo sociale è ridotto a spettatore passivo di un gioco architettato nei centri di potere.

Insomma, anche questa volta Wu Ming non delude e l’obiettivo di aprire inedite prospettive sulle vicende storiche degli anni più cupi del nostro Paese è decisamente ben riuscito.

Wu Ming, UFO 78, Einaudi, Torino 2022.

ML (04/01/2026) per Agorasofia

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