Passi scelti. Deleuze e la solitudine del filosofo

Il filosofo non confonde mai i suoi fini con quelli di uno Stato

[Il filosofo] non può integrarsi in alcun ambiente, non va bene a nessuno. Senza dubbio, è nell’ambiente democratico e liberale che trova le migliori condizioni di vita, o piuttosto di sopravvivenza. […].
La società migliore sarà dunque quella che esonera la potenza di pensare dal dovere di obbedire, e, nel proprio interesse, evita di sottometterla alla ragion di Stato […].
Finché il pensiero è libero, dunque vitale, nulla è compromesso; quando cessa di esistere, tutte le altre oppressioni sono allora possibili, e già effettive, poco importa quale azione sia colpevole, l’intera vita è minacciata.
Certamente, il filosofo trova nello Stato democratico e negli ambienti liberali le condizioni più favorevoli. Ma in nessun caso confonde i suoi fini con quelli di uno Stato, né con gli scopi di un ambiente, poiché sollecita nel pensiero forze che si sottraggono all’obbedienza come alla colpa, e riveste l’immagine di una vita al di là del bene e del male […].

Gilles Deleuze, Spinoza: Filosofia pratica, Orthotes Editrice, Napoli 2020.

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