L’armadio di Nietzsche è troppo pieno? Dopo aver deposto la falce, lasciamo anche il martello?

NIETZSCHE, UN ARMADIO TROPPO PIENO

Mica semplice difendere Nietzsche! E dubitiamo pure che il filosofo col martello – avendo effettivamente lasciato la falce in altri armadi – avrebbe mai accettato un mutuo aiuto – il collettivo, figuriamoci! Preferendo magari abbandonare, di nuovo, la città di Vacca pezzata alle sue discussioni.

La quisquiglia filosofica nasce in relazione ad alcune pubblicazioni (qui e qui) in cui emergeva un Nietzsche antimilitarista, addirittura pacifista. Un ritratto che nei manuali scolastici non trova posto – chissà perché, era il nostro retropensiero.

RDM nel suo ultimo, prezioso intervento ci sprona a non lasciarci abbagliare dalle belle illuminazioni che ogni tanto si trovano nei testi folgoranti – folgorati? – di Fritz e dei suoi epigoni. E noi la ringraziamo, non si può certo darle torto. Nell’armadio concettuale di Nietzsche trovi davvero tutto, e quindi anche il suo contrario. Al punto che, come spesso è stato detto, Nietzsche non è che un test di Rorschach in cui ognuno ci trova quel che vuole!

E tu cosa ci vedi in Nietzsche?
PORSI CONTRO L’INFERNO DELLA RAGIONE

Ma, è lecito chiederci, siamo sicuri che nel nostro armadio ci siano concetti sufficienti? O stiamo forse usando solo vecchie parole. Diamo merito a Roberta De Monticelli, che da filosofa riesce a leggere perfettamente nei nostri tempi, di essersi posta, ancora una volta, in una posizione scomoda, anche se in una breve postilla, per correggere il tiro rispetto ad alcune derive. E se arriva provocatoriamente a bandire Nietzsche dal club dei filosofi, se deplora la sin troppo banale violazione del principio di non contraddizione perpetrata sistematicamente nell’asistematica filosofia nietzscheana, lo fa perché, capiamo, il male è banale e l’inferno della ragione comincia proprio da compromessi logici, etici, politici.

La realtà politica e sociale deteriore in cui ci troviamo ogni giorno, crediamo anche noi, impone il confronto proprio con chi quella logica la scavalca davvero con grande disinvoltura. E arriva a scambiare le ragioni della guerra con quelle della pace, quelle dell’ingiustizia con quelle della giustizia. Giustificando violenze e genocidi sotto forma di “debate” di contraddittorio, ristrutturando il senso storico in strumento di consenso. Invertendo il bene e il male.

Ci sentiamo pure di rassicurarlo Nietzsche – che in Ecce Homo, un’autobiografia alterata, va in cerca di rassicurazioni: «Cercherò di spiegarmi meglio. […] Spero di essere stato compreso […]. Mi avete compreso?». Anche se con un po’ di fatica, ti abbiamo compreso. E proprio perché ancora esiste, impera la mistificazione dei valori, occorre ancora porsi al di là del bene e del male.

Ma, a maggior ragione sentiamo più forte l’esigenza di dire a Roberta De Monticelli, che abbiamo compreso appieno il suo sforzo profuso nel bellissimo Umanità violata di discutere con un ipotetico obiettore idealtipico – e di interrompere la discussione, o prolungarla «in quel confronto che ognuno di noi ha sperimentato, con gli altri e con se stesso nei mesi di un’ecatombe senza fine, quando tutti i giornali parlano di vite frantumate, quante mai se n’erano viste insieme: ossa e macerie confuse, il futuro di un popolo, forse due, ridotto a un moncherino. L’indicibile ormai visibile su miliardi di piccoli schermi» (p. 207).

IL NOSTRO ARMADIO È TROPPO VUOTO?

Ecco, giunti sin qui ci chiediamo, cosa dovrebbe fare, in fondo, la filosofia? Ci chiediamo, cosa dovrebbe fare un filosofo o una filosofa? O anche noi, docenti di filosofia nelle scuole superiori, cosa dovremmo fare se non discutere, decostruire certezze, smontare preconcetti, nutrire il sospetto, esercitare gli studenti e le studentesse a pensare in maniera autonoma, confrontandosi anche con chi pensa male?

E, allora, ci accorgiamo che Nietzsche il suo scopo lo ha raggiunto, da infiltrato e alieno della storia ha sconquassato quel museo che stava diventando la storia del pensiero. E, ancora oggi, intendiamo adesso, fa discutere, ci fa discutere. Certo, l’armadio di Nietzsche è pieno zeppo. Se qualcosa entra ancora, in forma di connessione concettuale, qualcos’altro ne deve necessariamente uscire. Ma questo non è necessariamente un male, soprattutto se confrontato con quelli che spesso esibiamo, pieni di concetti ordinati, ben stirati e profumati. In poche parole, privi di vita, di empatia, artificiali.

NON FARE DI ME UN IDOLO MI BRUCERÒ, cit. A tratti, CSI (ex CCCP)

Noi riteniamo che quel passaggio riemerso da Umano troppo umano, anche al di là del contenuto specifico, che pure ci aveva entusiasmato per quel guizzo di antimilitarismo assimilabile a La Pace perpetua di Kant, ci dica molto di più. Ad esempio, ci dice che la storia del pensiero, per come troppo spesso la pratichiamo noi nelle scuole, è ormai satura. Lo è quando si accontenta di immagini caricaturali del pensiero dei filosofi, abbandonando la complessità della lettura diretta dei testi in ragione di una superficie impacchettata dentro i manuali scolastici, corredati da una galleria di santini da sacrificare alla semplificazione ideologica.

Certamente, quindi, dobbiamo dare ragione a Roberta De Monticelli – ma anche a Fritz. È necessario accompagnare gli idoli al tramonto. E se nessuno legge ormai un saggio – analfabetismo funzionale lo chiamano; se l’accademia allontana Nietzsche come eretico; se le pagine culturali diventano vuoti esercizi retorici, allora forse non è persino auspicabile che il filosofo trovi altre strade? Si schernisca, magari – ironia che sublima il pensiero – e sfoltisca il pensiero in asfittico aforisma. Tanto restava da fare a Fritz, tanto ci ha lasciato e in fondo gli siamo debitori. Un armadio che rigurgita di concetti che ci spingono a ragionare.

A noi, invece, il compito di andare oltre per non cadere vittime dell’inferno della ragione.

AP e ML (22 febbraio 2026) per Agorasofia

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