Nella “citazione della settimana” entrano di diritto alcune dichiarazioni rilasciate dal nostro Ministro degli Esteri. Antonio Tajani – insieme ad altri componenti del governo – di fatto, ci sta abituando ad uno stile comunicativo su cui dovremmo riflettere. Ad esempio, dopo l’attacco di USA e Israele all’Iran, al giornalista che chiedeva informazioni sulla presenza del Ministro della Difesa Guido Crosetto a Dubai, Tajani ha risposto con (in)certezza socratica disarmante: «non lo so… io personalmente non lo sapevo». A ben guardare, non si tratta della prima volta in cui il Ministro riporta [chissà poi se inconsapevolmente!] all’interno del dibattito politico i temi del dubbio e della maieutica socratica – i quali si fondano proprio sulla consapevolezza di non sapere nulla e di avere bisogno di porre domande, anche banali, per arrivare alla conoscenza. Si tratterà, certamente, di capire cosa verrà infine partorito, quali conseguenze deriveranno per l’Italia e per gli italiani da questa ignoranza gravida… e non solo in termini di credibilità e rilevanza internazionale.
Uno. In principio era il dubbio
In principio era il dubbio, quello apertosi dal momento in cui il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ci aveva informato, con un realismo politico tale da fare impallidire Machiavelli, dell’esistenza di un fantomatico “certo punto” oltre il quale il diritto internazionale non ha più alcun valore. Noi ne abbiamo preso atto e, preoccupati, abbiamo persino pensato di chiedere alle case editrici che stampano i libri di Storia di inserire questa postilla dopo le pagine dedicate alla nostra Costituzione.
Fino a un certo punto, quindi, da aggiungere, ad esempio, in coda all’Articolo 10. Quello che recita: «L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute» e che, stando all’osservazione di Tajani, probabilmente per ingenuità o per eccesso di entusiasmo, quegli utopisti dei padri costituenti avevano contemplato, addirittura, tra i principi fondamentali.
Invece, in fretta, dannatamente in fretta, ci siamo accorti che quel punto da incerto è diventato evidentissimo. E, infatti, lo abbiamo capito che, in questa drammatica contingenza storica che speriamo di riuscire ad attraversare, la linea che separa l’arbitrio dal Diritto la spostano a loro piacimento Trump e Netanyahu.
Due. Accettare un regalo è cortesia… o forse no?
La postura dubitativa del Ministro si è manifestata anche in altre occasioni. Ad esempio, quando rappresentando l’Italia alla riunione del Board of Peace, organismo internazionale nuovo di zecca demandato a realizzare l’idea di pax globale trumpiana, lo abbiamo visto salire sul palco cappellino MAGA alla mano, indeciso se indossare o meno il copricapo identitario appena regalatogli.
Una rappresentazione davvero efficace della posizione della politica estera italiana, incerta se superare con volo pindarico lo status di paese osservatore al BoP e, contemporaneamente, l’Articolo 11 della Costituzione, quello che «consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni». Quindi, non in condizioni di evidente sottomissione ad una organizzazione che rappresenta una holding del potere di Trump.
Tre. Saper di non sapere nulla. L’ignoranza gravida …di conseguenze
E arriviamo ad una delle perle della settimana. «Non lo so … io personalmente non lo sapevo… non so quando rientra…». Insomma, con queste risposte, il cui contesto abbiamo già anticipato, Tajani – così come tutto il Governo – ha riconosciuto, con un misto di candore e meraviglia socratica, che dell’imminente scoppio della crisi internazionale che rischia di precipitare il mondo all’interno di una terza guerra mondiale non ne sapeva niente.
Noi non dubitiamo che Tajani abbia detto la verità ammettendo di essere stato avvisato solo ad attacco in corso. Del resto, anche Socrate era sincero quando affermava di non sapere nulla. Così, essendo consapevoli che l’ignoranza socratica era sempre gravida di conseguenze, sappiamo pure che l’ignoranza dichiarata da Tajani ne ha già fatto emergere qualcuna, che va ben oltre l’acclarata irrilevanza dell’Italia nelle questioni internazionali.
Quattro. Nel dubbio, non affacciamoci alle finestre…
Queste incertezze, questa impreparazione, noi pensiamo nascondano in realtà almeno un peccato originale: continuare ad assecondare la politica di guerra di Trump e, inevitabilmente, vista la inaggirabile voce perentoria della nostra bella Costituzione, essere indotti a mediare, giustificarsi, porre mille premesse e mille silenzi e, nel frattempo, tapparsi il naso… e le orecchie.
Le scelte che l’Italia sta prendendo in politica internazionale rischiano di proiettare gli italiani irrimediabilmente all’interno di una zona grigia, fatta di complicità e accondiscendenza, in cui tutto va bene ed è persino razionale la follia di chi, dal pulpito di programmi televisivi, interventi politici e pagine Social, giustifica le guerre in atto, le aggressioni a Stati sovrani, i genocidi. Il tutto, inoltre, con conseguenze non solo morali, ma anche pratiche, che si annunciano devastanti per la qualità della nostra vita.
Ma tanto, il Ministro del rinnovato motto socratico non sa solo di non sapere nulla e i nostri dubbi, alla fine, è capace di scioglierli con grande semplicità, per cui, in caso di attacco da parte di droni, faremo come ha consigliato agli italiani a Dubai ed eviteremo di affacciarci alle finestre.
Ultimo. Abituarsi alla fine: “Come sono andati i bombardamenti?”
Ecco, lo avrete capito, l’ironia con cui abbiamo proposto un a dir poco ardito paragone tra le tecniche dialogiche di Socrate e quelle di Tajani, ha avuto lo scopo di mettere insieme alcuni mirabolanti incidenti di comunicazione in cui è incorso il nostro Ministro. E, tuttavia, questi incidenti non sembrano esaurirsi.
Infatti, il demone socratico, voce della coscienza che fermava il filosofo ateniese quando stava per accingersi a compiere azioni non giuste, deve essere andato in ferie [magari a Dubai, chissà?] e non lo ha avvertito, lasciando Tajani libero di pubblicare contenuti sui propri canali Social. E così è diventata virale la registrazione di una sua telefonata con l’ambasciatrice italiana in Iran.
Il video avrebbe dovuto avere lo scopo di comunicare il trasferimento dell’ambasciata italiana da Teheran a Baku, in Azerbaigian. Tutto bene? Quasi. Perché improvvisamente il tarlo del dubbio si è di nuovo – inopportunamente – impossessato di Socrate-Tajani. Spiazzando tutti per il tono [colloquiale? Incurante? Comunque, per nulla allarmato] con cui stava per entrare in una questione delicata e drammatica, il Ministro ha chiesto: «come sono andati i bombardamenti?». Come se fosse normale trovarsi in guerra – circondati dalle macerie di strade e case. E vite umane ridotte a nulla.
AP (8 marzo 2026) per Agorasofia
