Foucault, “La volontà di sapere” sulla sessualità come dispositivo di potere

L’obiettivo di Michel Foucault in questo lavoro del 1976, che rappresenta il primo di una serie di studi complessi e articolati sulla sfera sessuale, è quello di indagare la sessualità come specifico campo del sapere, slegandola dal campo psicopatologico nel quale era stata ricacciata dalla tradizione freudiana. Non si tratta, in sostanza, di analizzare i modi o le pratiche del sesso, ma i comportamenti sessuali, intesi essenzialmente come discorsi legati al sesso, e di come essi sono stati prodotti all’interno delle istituzioni religiose, nelle pratiche pedagogiche, nelle pratiche mediche e nelle strutture familiari.

In secondo luogo, si tratta di comprendere gli effetti che questi discorsi, articolati come un sapere nato dalle istituzioni, hanno prodotto coercitivamente sugli individui, definendone gli universi simbolici di riferimento come fossero dei veri e propri idòla baconiani, delle sovrastrutture determinate dal potere che agisce sui corpi docili dei soggetti, diventando in ultima analisi dispositivi di controllo sociale.

Il lavoro, che Foucault definisce di tipo archeologico, ma che conduce tutto sommato a conclusioni molto affini rispetto a quelle degli studi della fenomenologia sociale di autori come Erving Goffman in relazione al potere delle istituzioni, si sofferma sulle modalità con la quali quest’ultime elaborano degli universi simbolici oggettivati e come questi, in un secondo momento, si mettano a disposizione della soggettivazione, diventando sapere sociale consolidato e condiviso.

Nella fattispecie, però, contrariamente alla tesi che vede la sessualità repressa nella modernità, così come afferma Freud, e nella scia di Freud anche Wilhelm Reich, il quale ritiene che occorra una liberazione da quei meccanismi politici repressivi che bloccano l’effettiva autodeterminazione dei soggetti mediante la sessualità, Foucault vede a partire dal XVIII secolo un’esplosione di discorsi sul sesso, gestiti da una rete polimorfa di poteri che, a differenza del Medioevo, si moltiplicano e si differenziano, mostrando tutt’altro che una cautela, ma una vera e propria ingiunzione a parlarne. È questo stesso parlare del sesso e sul sesso a generare un potere sul corpo degli uomini e delle donne e, infine, a creare un sapere che prende in nome di “sessualità”.

Michel Foucault, La volontà di sapere. Storia della sessualità vol. 1, Feltrinelli, Milano 2013.

ML (14/03/2026) per Agorasofia

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