Cosa abbiamo imparato dal Referendum sulla Giustizia?

La consultazione referendaria più partecipata degli ultimi anni (ha votato quasi il 60% degli aventi diritto pur senza la necessità di dover raggiungere un quorum) ha inviato un messaggio chiarissimo al governo di Giorgia Meloni: gli italiani e le italiane non sono disposti a cedere di un millimetro sulla Costituzione antifascista e, quando vengono interpellati/e, lo dicono con potenza. Meloni così si è dimostrata più vulnerabile e gli scossoni degli ultimi giorni lo testimoniano. Eppure, dall’esito del 22-23 marzo rimangono aperte alcune domande, che ci appuntiamo come promemoria per questi tempi così foschi:

  • Che ne faremo di tutta questa cultura giuridica di massa? Una cosa è certa, abbiamo attraversato due mesi di campagna psico e pseudo politica. Il desiderio irrazionale di affermare il proprio punto di vista partitico ha raggiunto vertici inarrivabili, fino ad ora. La polarizzazione delle opinioni ha sfibrato anche le menti più salde e frantumato i cog…enti argomenti di chi in modo pacato ha pure tentato di spiegare i meccanismi serissimi – rispetto all’autonomia dei poteri – in gioco con la EX legge Meloni-Nordio. Effetto del tutto inopinato, ci siamo ritrovati a discutere di membri laici e membri togati, di sorteggi praticati nella democrazia ateniese e di Alte Corti di Giustizia dal sapore medioevale. Abbiamo sorvolato secoli di storia discutendone al bar, in fila al supermercato oppure all’uscita delle figlie da scuola. In attesa di una colossale rimozione collettiva, in questi giorni post referendum ci siamo guardati intorno un po’ smarriti – eravamo davvero noi a parlare? – un po’ astiosi – il tizio che sosteneva la bontà dei tribunali speciali continua a professarsi democratico! – un po’ complici – consapevoli di avere assimilato, insieme a tante informazioni che dimenticheremo in fretta, la percezione confusa della sacralità della Costituzione.
  • Di fronte al baratro o pronti a spiccare il volo? Nella filosofia di Foucault l’evento è quell’apparizione singolare che, frutto dello scontro tra differenti rapporti di forza, fa breccia nella storia e dà avvio a nuove pratiche discorsive. L’evento, insomma, producendo discontinuità e fratture rispetto all’ordinario, pacato, sviluppo storico, sarebbe in grado di invertire i rapporti di forza e aprire spazi inediti di libertà. Ah, quanto avremmo bisogno di ridare nuovi slanci ad una società finalmente civile, dimentica delle vecchie parole di guerra e odio e ricolma di incontri, di pace… L’entusiasmo con cui è stato accolto l’esito del Referendum da una parte progressista oggettivamente rivitalizzata e ringalluzzita lascerebbe intendere che il voto degli italiani possa essere interpretato come evento di rottura, destinato a definire la sconfitta della Destra. Eppure, sosteniamo, sarebbe semplicistico individuare nel voto del 22-23 marzo il fatto storico dirimente che inverte la curva statistica della disaffezione italiana per la politica di palazzo. Foucaultianamente, occorre scavare più in profondità. Da Schlein a Conte fino a Renzi (ancora tu?), crediamo, i politici del campo largo (sconfinato) fraintenderebbero il messaggio del voto uscito dalle urne considerandolo come segno di un ritrovato legame con gli elettori.
  • Ma, quindi, a cosa servono i partiti politici? La domanda non è retorica, perché tra le tante, troppe, dichiarazioni a dir poco infelici che abbiamo ascoltato ci ha colpito quella della Premier Giorgia Meloni che candidamente dichiarava: “Le correnti servono come servono i partiti politici a nominare i propri responsabili e poi a difendere i propri interessi“. Tutto molto chiaro. Sciocchi noi, che ancora pensavamo che i partiti dovessero difendere gli interessi dei cittadini e delle cittadine…
  • Dov’è finito il dibattito politico? Ovunque, ma non accanto alla gente! Tra avvento della podcast-politica e il fango mediatico scagliato contro voci autorevoli, in fin dei conti, ci chiediamo, è più convincente Fedez o Barbero?
  • Qualcuno deve pagare! E via alle dimissioni (sic!) o, forse, moral suasion o, forse, teste che devono necessariamente cadere per rifarsi il trucco (a trucco!): Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi, Daniela Santanché, Augusta Montaruli, Maurizio Gasparri…avanti il prossimo e la prossima!
  • E adesso cosa ci aspettiamo? Non vogliamo essere profetici né tantomeno apocalittici e distopici, però, un po’ per studio della storia, un po’ per esperienza politica, non sarebbe del tutto peregrino, arrivati a questo punto, ipotizzare che possa accadere un evento eclatante, uno di quei punti di svolta nella storia che riescono a compattare anche le compagini più scompaginate…magari seguiamo la pista anarchica? Staremo a vedere!!

AP e ML (27 marzo 2026) per Agorasofia

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