Noi di Anarchia non sappiamo nulla, ma siamo molto preoccupati. Siamo preoccupati perché il Governo lo dice continuamente che i gruppi anarchici si stanno organizzando e sono molto pericolosi.
Non sappiamo nulla di Anarchia, ma crediamo al Governo, che ci dice che se i gruppi anarchici si organizzano possono destabilizzare la democrazia, possono infiltrarsi nelle manifestazioni, possono fare cose molto pericolose.
Siccome di Anarchia non sappiamo nulla, abbiamo provato ad informarci. Abbiamo chiesto in giro, su Facebook, e, in effetti, abbiamo capito che la gente di anarchia sa poco o nulla, però dice di essere molto preoccupata.
Abbiamo provato a rispondere che anche noi siamo preoccupati degli anarchici, ma ci fidiamo del Governo, che sta seguendo la pista anarchica con tutta l’intelligence a sua disposizione.
Il Governo tiene alla nostra sicurezza e sta facendo un ottimo lavoro.
Questo diciamo alla gente quando affrontiamo il tema dell’Anarchia. Molti allora non sono del tutto convinti. Molti sì, sono d’accordo con noi e credono che il Governo faccia bene a controllare tutto e tutti, con Decreti sicurezza, regolamenti interni, codici etici per le professioni, codici morali di comportamento. Il Governo è molto responsabile su questo. Molti però no, non sono d’accordo e discutono pure animatamente per dimostrare che le libertà di pensiero e d’espressione devono essere salvaguardate. Dicono, questi che non sono d’accordo con noi, che le libertà di pensiero, di espressione e di manifestazione devono essere protette e che sono proprio i decreti sicurezza a metterle in pericolo. Ma forse, pensiamo, questi che la pensano così sono collegati con gli anarchici, o con i comunisti. Oppure sono proprio loro gli anarchici e criticano il governo per rovinare la nostra democrazia.
Uno di loro diceva che in realtà avremmo dovuto informarci meglio e ci ha addirittura condiviso dei passi tratti dai libri degli anarchici. Perché, diceva, l’anarchia può essere utile in molti ambiti e non solo in politica. Oh bella questa, abbiamo pensato! Gli anarchici hanno pure scritto dei libri. Noi, però, non ci fidiamo di chi scrive libri sull’anarchia, i libri sono pieni di idee e confondono la mente. Noi ci fidiamo del Governo e con gli anarchici che scrivono libri non vogliamo averci niente a che fare. Così, alla fine, abbiamo condiviso alcuni passi dei libri degli anarchici, ma non li abbiamo letti, leggeteli voi se ne avete il coraggio…
AP e ML (29 marzo 2026) per Agorasofia
PASSI SCELTI: SEGUENDO LA PISTA ANARCHICA
Io sono veramente libero solo quando tutti gli esseri che mi circondano, uomini e donne, sono ugualmente liberi. La libertà degli altri, lungi dall’essere un limite o la negazione della mia libertà, ne è al contrario la condizione necessaria e la conferma. Non divengo veramente libero se non attraverso la libertà degli altri, così che più numerosi sono gli uomini liberi che mi circondano, e più profonda e ampia è la loro libertà, più estesa, profonda e ampia diviene la mia libertà. È invece proprio la schiavitù degli uomini a porre una barriera alla mia libertà, o, che è lo stesso, è la loro bestialità a negare la mia umanità; perché, di nuovo, posso dirmi veramente libero solo quando la mia libertà, o, che è lo stesso, quando la mia dignità di uomo, il mio diritto umano, che consiste nel non obbedire a nessun altro uomo e nel determinare i miei atti in conformità con le mie convinzioni, mediate attraverso la coscienza ugualmente libera di tutti, solo quando la mia libertà e la mia dignità mi ritornano confermate dall’assenso di tutti. La mia libertà personale, così convalidata dalla libertà di tutti, si estende all’infinito.
M. Bakunin, La libertà degli uguali, Elèuthera, Milano, pp. 81-82.
Povere creature che potreste vivere tanto felici saltando a modo vostro e che invece dovete ballare al suono della musica di questi pedagoghi domatori di orsi e produrvi in capriole artistiche che non vi verrebbe mai in mente di fare! E non vi ribellate mai, sebbene vi si intenda sempre in modo diverso da come vorreste voi. No, voi ripetete sempre meccanicamente a voi stessi la domanda che avete sentito porre: «A che cosa sono chiamato? Che cosa devo fare?». Basta che vi poniate queste domande e vi farete dire ordinare ciò che dovete fare, vi farete prescrivere la vostra vocazione oppure ve la ordinerete ed imporrete voi stessi secondo le direttive dello spirito. Ciò comporta, per quel che riguarda la volontà, questo atteggiamento: io voglio ciò che devo.
M. Stirner, L’unico e la sua proprietà, Adelphi, Milano 1999, p. 340.
Un giorno torneremo su questo argomento, e potremo allora dimostrare con abbondanza di prove in che modo, nel mondo animale e umano, la legge del mutuo appoggio sia la legge del progresso, e come la solidarietà, insieme al coraggio e all’iniziativa individuale che ne derivano, assicuri la vittoria della specie che sa meglio metterla in pratica. […] Si immagini ora questo sentimento di solidarietà che agisce nel corso di tutte le età che si sono succedute da quando i primi animali apparvero sulla terra. Si immagini come questo sentimento a poco a poco divenisse abitudine e si trasmettesse, per mezzo dell’eredità, dall’organismo microscopico più semplice sino ai suoi discendenti – insetti, rettili, mammiferi e uomini -, e si comprenderà l’origine del sentimento morale, che è per l’animale una necessità, non diversa dal nutrimento.
P. Kropotkin, La morale anarchica, Edizioni clandestine, Milano 2019.
Nelle democrazie industriali dei nostri giorni, l’amministrazione legittima della violenza rimanda a ciò che con un eufemismo viene definita «l’applicazione della legge». […] Siamo arrivati al punto che è diventato normale per il cittadino di una democrazia industrializzata contemporanea trascorrere varie ore al giorno intento a leggere libri, guardare film o seguire spettacoli televisivi che ti invitano a guardare il mondo dal punto di vista di un poliziotto, partecipando in maniera vicaria alle gesta della polizia. Se non altro, tutto ciò getta un’ombra sulle infauste profezie di Weber a proposito della gabbia di ferro […]. Il sapere burocratico ha principalmente a che fare con la schematizzazione. In pratica, la procedura burocratica ignora le sottigliezze dell’esistenza sociale reale e riduce ogni cosa a formule preconcette di tipo statistico o meccanico. Che si tratti di moduli, regolamenti, statistiche o questionari, si tratta sempre di una semplificazione. […] Così, chi è costretto a relazionarsi con l’amministrazione burocratica rimane con l’impressione di avere a che fare con persone che per qualche strana ragione hanno deciso di indossare occhiali che permettono di vedere solo il 2 percento della realtà.
D. Graeber, Oltre il potere della burocrazia, elèuthera, Milano 2013, pp. 43-44.
La società umana si caratterizza proprio per il fatto che l’inclinazione di pensiero dei singoli uomini li spinge sempre più all’ineluttabile conclusione che nella lotta per l’esistenza, quella appunto contro la natura circostante che dev’essere piegata al servizio dell’umanità, il loro interesse primario non consiste nel combattersi e schiavizzarsi a vicenda, bensì nell’associarsi l’un con l’altro in libertà, senza obblighi né sottomissioni. È da questo sentimento di solidarietà e di appartenenza comune che sono scaturiti i principi basilari delle diverse morali, non certo dalla natura, ma contro la natura e l’ordine extraumano del mondo. È ovvio che questa «fratellanza» è sempre stata minata dagli istinti selvaggi del desiderio di dominio e della mania di oppressione, e oggi più che mai il genere umano è minacciato dal pericolo del declino per l’incultura in cui vengono trascinati gli oppressi assieme alla degenerazione e al rammollimento in cui minaccia di scivolare la casta dirigente. C’è solo una via d’uscita da questa pietosa situazione: lasciare alla cieca natura il dominio, ma far trionfare la libertà nella cultura e nella società umana.
G. Laudner, La comunità anarchica, eléuthera, Milano 2012, p. 49.
Per concludere: l’unanimità di opinione può essere adatta per una chiesa, per le vittime atterrite o bramose di qualche mito (antico o moderno), e per i seguaci deboli e pronti di qualche tiranno. Per una conoscenza obiettiva è necessaria la varietà di opinione. E un metodo che incoraggi la varietà è anche l’unico metodo che sia compatibile con una visione umanitaria. (Nella misura in cui la condizione di coerenza limita la varietà, essa contiene un elemento teologico, il quale risiede, ovviamente, nel culto dei “fatti” che è così tipico di quasi tutte le forme di empirismo).
P. Feyerabend, Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza, Feltrinelli, Milano 2021, p. 39.
Che cos’è l’anarchia positiva? È quella che nel corpus anarchico non attiene alla critica, alla negatività, alla decostruzione, al risentimento, al desiderio di rivalsa, alla sede d’odio, al rancore. (Nietzsche ha analizzato superbamente come opera questo meccanismo nell’impegno militante, che si sia socialisti, comunisti o anarchici…). La sua proposta apre prospettive, crea aperture, indica sbocchi, fa uscire dai vicoli ciechi. Permette, come afferma Nietzsche, «di inventare nuove possibilità esistenziali». Contro la pulsione di morte e la legge della vendetta, passione triste come nessuna, il post-anarchismo instaura il regno della pulsione della vita, persegue la legge della massima felicità per il maggior numero possibile di persone.
M. Onfray, Il post-anarchismo spiegato a mia nonna, elèuthera, Milano 2013, p. 63.
