Più che un racconto, intessuto con le caratteristiche letterarie intimistiche e introspettive di un diario, il testo di Silvia B., un’avventurosa e attivissima docente, appare molto più prossimo ad una forma di grammelot dei nostri tempi. Il libro si presenta come un oggetto letterario non identificato (nobile definizione) che si staglia all’orizzonte di quei tempi che si vuole rappresentare come interculturali, ma che si dimostrano, ancora una volta e atrocemente, extraculturali, nel senso che demarcano fratture nette tra culture ed essere umani.
A leggere il libro si rimane colpiti quasi ad ogni pagina dall’ipocrisia occidentale, europea nella fattispecie, che quelle faglie così profonde le ha vergate per difendere i suoi valori: la libertà, la fratellanza, l’emancipazione, i diritti, la solidarietà e tutto il corredo di belle parole che s’infrangono contro i fili spinati, i muri, i soldati di Frontex e tutti i dispositivi borghesi a difesa dei nostri confini nazionali.
The border è il non-luogo per eccellenza, è il confine che uccide il sogno di emancipazione, quello nato in Occidente e valido solo per gli occidentali, militarizzando i luoghi di mezzo, sorvegliando e respingendo chi non è ammesso a godere dei diritti europei.
L’autrice ci conduce per mano lungo le frontiere ai margini dell’Europa, dove si ammassano non-persone, scarti umani (iraniani, afghani, somali, magrebini, curdi, saharawi, palestinesi), soggetti che la nuova coscienza neoliberale e capitalistica, ormai diffusa anche tra i proletari, rifiuta di ammettere alla mensa del benessere e, di conseguenza, rigetta in quanto criminali. La criminalizzazione del migrante non è un dato naturale, ma un portato specifico di questa fase storica caratterizzata dall’imperialismo economico occidentale.
E, tuttavia, ciò che non si vuole vedere e non si vuole comprendere è che l’interiorizzazione da parte di questi soggetti, ammassati alle porte dell’Europa, dell’autocoscienza criminale è un tratto distintivo, indotto da politiche elitarie che puntano alla sicurezza e alla sorveglianza punitiva per governare meglio tutta la popolazione, proprio mentre traccia profondi solchi identitari e genera divisioni etniche, culturali, linguistiche, religiose, di genere tra buoni e cattivi, tra noi e loro: è il vecchio gioco delle guardie e dei ladri. Ma chi sono i veri ladri dei nostri tempi? Chi ruba agli esseri umani il sogno di emancipazione?
Silvia B., Il mezzo c’è the border, Capovolte, Alessandria 2024.
ML (02-04-2026) per Agorasofia
Qui alcune interviste e contributi sul volume di Silvia B.
Farenheit: radiosonar.net podcast transfemminonda
Melting pot: www.meltingpot.org storie-al-confine
Radio Città Fujiko: www.radiocittafujiko.it violenze
