Dai pallini alla pallina: l’evoluzione (che non c’è) della Scuola del ministro Valditara

La citazione della settimana è, in realtà, di qualche settimana fa ed è dell’attuale Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Intervenendo durante una visita istituzionale nelle Marche nel settembre dello scorso anno, Valditara aveva ribadito con forza la bontà della misura da lui voluta e divenuta operativa dall’inizio dell’anno scolastico con il divieto di usare gli smartphone a scuola.

I dati statistici forniti dal Ministro, del resto, sottolineavano quanto le nuove direttive piacessero a tutte e tutti, con picchi di consenso che superavano di gran lunga gli esiti dell’ultimo Referendum (sic!). E noi non abbiamo motivo di smentirlo, dal momento che, in questi mesi, abbiamo visto e sentito di docenti inventarsi le strategie più assurde per passare dal ruolo di educatori ed educatrici a quello di sorveglianti, di detective in azione per scovare addosso ai ragazzi e le ragazze i dispositivi tecnologici incriminati.

Eppure, al perfezionismo del Ministro qualcosa era sembrato migliorabile, magari – perché no? – prevedere un’azione positiva per consentire a studenti e studentesse di far qualcosa di diverso, stimolante e creativo, in grado di compensare l’impossibilità di consultare i Social durante gli intervalli dalle lezioni.

Ed ecco il colpo di genio: «Costruire con della carta e del nastro adesivo una palla per giocare nei corridoi»

La cosa è parsa davvero avere del paradossale, poiché, stando alla genialata del ministro, noi insegnanti dovremmo lasciare giocare durante l’intervallo nei corridoi i ragazzi (si presume i maschi, mentre le femmine stanno a fare l’uncinetto) con le palline di carta e nastro adesivo. Ve li immaginate i ragazzoni azzuffarsi con la palla di carta per un fallo e sfondare le mura di cartongesso tirate su per ricavare aule nel panico totale dei docenti per il mancato rispetto della SICUREZZA???

E, allora, tanto varrebbe consigliare il più innocuo gioco della cerbottana con i pallini di carta accuratamente predisposti da indirizzare tra i capelli delle professoresse (diamo per scontato che i professori maschi siano tutti immancabilmente calvi!) invece che dimenarsi nei corridoi all’inseguimento di una pallina di carta e scotch?

Roba da matti, ci è venuto da pensare. O meglio, roba da Psicoistruzione: la Scuola del futuro, annunciata con altisonanti squilli di trombe si rivela al momento una chimera. Quella attuale ci sembra tracimi di nostalgia posticcia dei tempi che furono, soprattutto nelle trovate estemporanee dei suoi autorevoli ideatori.

Ma noi siamo degli incrollabili ottimisti, per cui ci mettiamo comodi e aspettiamo con fiducia le novità che arriveranno a dare lustro alla Scuola del futuro… ci mettiamo comodi aspettando Godot…

ML e AP (12 aprile 2026) per Agorasofia

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