Aldo Natale Terrin, L’Oriente e noi. Orientalismo e postmodernità, Morcelliana, Brescia 2007

Al di là delle specifiche nozioni su Induismo e Buddismo, che risultano abbastanza sintetiche in questo volume, l’acquisizione fondamentale del lavoro di Aldo Natale Terrin nel testo che vogliamo presentare sta nel fatto che la connessione tra la critica dell’imperialismo culturale eurocentrico, sulla scorta del pensiero di Edward Said, e l’antropologia filosofica e culturale postmoderna, nel solco della tradizione di Jean-François Lyotard, ha fornito una nuova e interessante chiave di lettura dell’universo religioso dell’Oriente. Ciò che intende affermare Terrin, uno dei massimi studiosi del pensiero religioso orientale in tutte le sue sfaccettature, soprattutto sotto l’aspetto fenomenologico (clicca qui per le pubblicazioni di Terrin), è che il postmoderno, considerato nella sua reale presa sulla società contemporanea, procedendo nella demolizione del soggetto razionalistico di stampo illuministico, è in grado di consegnarci una nuova immagine dell’altro, in questo caso del soggetto orientale, al di là di qualsiasi assoggettamento eurocentrico. In sostanza, invece di liquidare sbrigativamente il postmoderno, come fa gran parte della filosofia italiana, l’autore fa i conti sul serio con questa interessante prospettiva ermeneutica ed i risultati sono notevoli, anche nei termini di una rinnovata epistemologia nello studio delle scienze religiose, che mostrano di sapersi rinnovare e di cogliere i segni dei tempi molto più adeguatamente rispetto ad altri settori disciplinari. Clicca qui per acquistare il libro.
ML (14/09/2025) per Agorasofia
Benedetta Tobagi, La Resistenza delle donne, Einaudi, Torino 2022

Nonostante si percepisca da subito il fine e profondo lavoro di archivio svolto dall’autrice, esplicitato a dovere nelle ultime pagine, il Libro non si presenta sotto forma di saggio, questo va detto a beneficio delle ragazze e dei ragazzi che vogliano cimentarsi, e, soprattutto, non viene interrotto da note a piè di pagina, che potrebbero renderne faticosa la lettura. Ne risulta, così, un racconto agile ed empatico, quasi un diario, una narrazione fluida che scorre molto agevolmente trasportando la lettrice e il lettore all’interno di quello che fu l’universo femminile legato al periodo della Resistenza e a lungo occultato. L’altro aspetto interessante, che agevola poi l’approccio all’opera è l’apparato iconografico, anche questo va detto a beneficio dei ragazzi e delle ragazze, perché talvolta se sfogliando i manuali o i libri che consigliamo non ci sono immagini, storcono il naso. Il libro, dunque, evoca quasi una serata tra amici e amiche, alla presenza di qualche nonno o nonna protagonista, durante la quale si apre il baule delle foto e si comincia a raccontare di tempi duri, di guerra, ma con piglio conviviale e faceto. Ma soprattutto c’è, evidentemente, da parte dell’autrice il tentativo di cominciare a costruire una nuova narrazione sulla Resistenza al di fuori della produzione saggistica e storica che Barbara Berruti, Anna Bravo, Anna Maria Bruzzone e tante altre hanno già fatto. È geniale, infatti, l’approccio narrativo, anche e soprattutto a scopo didattico, giacché per il tema trattato, per il fatto di non riuscire a collocarlo all’interno di un genere letterario specifico, il fatto che sia propriamente un Oggetto letterario non identificato, si potrebbe inserire il libro di Benedetta Tobagi in quel filone, estremamente attuale e interessante, del New Italian Epic, cioè quella corrente che decentra il punto di vista e mette in scena protagoniste ritenute secondarie, le donne, narrazioni di storie alternative. Colpisce il finale imprevisto, un po’ a sorpresa, che è molto poetico, intimistico, anche un po’ commovente, legato al ricordo della nonna di Benedetta, Virginia, evocato da un’altra Virginia partigiana e comunista. Clicca qui per acquistare il libro.
ML (07/04/2024) per Agorasofia
Tzvetan Todorov, I nemici intimi della democrazia, Garzanti, Milano 2017

Tzvetan Todorov (Garzanti, 2017) ci mette in guardia da I nemici intimi della democrazia: populismo, ultraliberismo, messianismo, scientismo. Una riflessione approfondita per evitare la dismisura, il prevalere delle forze distruttive che crescono intrinsecamente nel sistema democratico. Nuovi assoluti, riassumibili nella massima messianica «fuori dal mercato nessuna salvezza!», si fanno strada nelle parole dei detentori del potere economico, svuotando di senso ogni pratica democratica. Rassicurati dall’ideologia neoliberale, interiorizzata e riprodotta all’interno di istituzioni involute, rischiamo di trasformandoci in nemici inconsapevoli della democrazia e, dunque, di noi stessi. Todorov si serve con agilità della cultura storica e filosofica come chiave di lettura dell’attualità, dimostrando la fondamentale importanza e la validità della conoscenza della filosofia e della storia per interpretare e dunque provare a comprendere la complessità dei nostri giorni: da Agostino a Rousseau, dalla Rivoluzione francese alla guerra in Iraq, da Smith a von Hayek. Un viaggio che prima di tutto è un tributo al valore salvifico della conoscenza, perché, in definitiva, «la provvidenza non decide il nostro destino e il futuro dipende dalla volontà degli uomini» (p. 240). Un’esortazione a difendere la democrazia, dunque, ma anche a non smettere di costruirla attraverso il sapere, rinunciando a quella perfezione distopica che genera mostri: «sicurezza totale, tolleranza zero, prevenzione radicale, detenzione preventiva, diffidenza sistematica verso lo straniero, sorveglianza e controllo generalizzato» (p.72) . Una lettura per chi non si arrende al thatcheriano motto “there is no alternative“. Perché c’è sempre un’alternativa dove è presente la vera democrazia. Clicca qui per acquistare il libro.
FT (04/03/2025) per Agorasofia
Timur Vermes, Lui è tornato, Bompiani, Milano 2013

Nonostante lo scrittore abbia optato per un finale aperto per il romanzo che lo ha reso famoso in tutto il mondo (tradotto addirittura in 41 lingue) e che aveva lasciato pensare ad un seguito ancora più scoppiettante e degno del personaggio messo in scena, in realtà Timur Vermes lascia cadere nel vuoto l’impalcatura fittizia che aveva retto abbastanza bene la prova editoriale nel 2013 e nel 2019 torna in libreria con Gli affamati e i sazi, un romanzo al limite tra la fantascienza e l’utopia politica, che racconta la storia di un colossale esodo di migranti dall’Africa verso l’Europa, il tutto, così come capita ai nostri giorni, in spettacolare mondovisione. Ad ogni modo, l’esperimento narrativo di Lui è tornato, giocato tutto sull’anacronismo, è molto ben riuscito e risulta accattivante nell’intrecciare i reali pensieri del personaggio storico, un Adolf Hitler in grande spolvero, a partire dai suoi scritti e dalle sue biografie ufficiali, con una realtà contemporanea che non ha fatto ancora i conti con il suo passato. Ne viene fuori un quadro surreale, ma tragicamente verosimile, in cui risultano ancora non definitivamente risolti molti conflitti sociali, politici e culturali, anzi, se ne aggiungono altri che costituiscono un materiale elettorale utilissimo per l’avanzata di un nuovo Führer, che poi è sempre il vecchio e che in determinate situazioni potrebbe ancora riscuotere un impressionante successo. In fondo, oggi come ieri, individuare dei nemici verso i quali far confluire l’odio della comunità e, da ultimo, eliminarli fisicamente o socialmente ha sempre funzionato come strumento politico per chi rinuncia alla fatica del pensare in maniera critica. C’è da dire che Timur Vermes è uno di quegli scrittori che sa dosare molto bene l’ingegno letterario per metterlo al servizio della trasposizione cinematografica, infatti si è capito da subito che Lui è tornato si sarebbe prestato benissimo all’adattamento filmico. Ne sono risultati, infatti, due interessanti prodotti cinematografici, sia nella versione originaria tedesca omonima con Adolf Hitler come protagonista, diretto da David Wnendt, sia nella versione italica con Benito Mussolini, pellicola del 2018 diretta da Luca Miniero dal titolo Sono Tornato. Tuttavia, al di là della finzione e anche ben oltre i rigurgiti fascistoidi della politica attuale, ciò che rende interessante l’esperimento di Vermes è l’idea di mettere questi personaggi storici, quantomeno stravaganti, alle prese con le istituzioni della democrazia liberale e con il pluralismo culturale contemporaneo per capire se si tratta di strutture stabili oppure, date specifiche condizioni politico-sociali, potrebbero risultare delle mere contingenze storiche facilmente superabili! Clicca qui per acquistare il libro.
ML (05/01/2025) per Agorasofia
