Energia e acqua: i costi nascosti dell’Intelligenza Artificiale, parla il fisico

Il boom dell’Intelligenza Artificiale (IA) ha scatenato accese discussioni sulle sue possibili conseguenze apocalittiche e magari fantascientifiche, ma comunque plausibili, che spaziano dalla scomparsa di milioni di posti di lavoro (come argomentato su Agorasofia ieri a proposito della scuola) al rischio che le macchine possano sfuggire al controllo degli esseri umani e dominare il pianeta.

Tuttavia, un aspetto al momento poco dibattuto e pubblicizzato, quando si elogiano le potenzialità della Intelligenza Artificiale, è il seguente: la sua diffusione rischia di nascondere un pesante costo ambientale.

Le aziende del settore fanno notare che l’Intelligenza Artificiale può avere un ruolo fondamentale nella lotta alla crisi climatica e potrebbe, nel vicino futuro, aiutarci a studiare più a fondo il funzionamento dell’atmosfera, aumentare l’efficienza di impianti industriali, gestire reti elettriche basate su fonti rinnovabili.

C’è, però, un ossimoro importante da tenere presente: se con l’intelligenza artificiale vogliamo combattere la crisi idrologica non ha senso consumare enormi quantità di litri d’acqua per fare funzionare la stessa!

Nel 2019 l’università del Massachusetts (https://arxiv.org/pdf/1906.02243.pdf) ha dimostrato che le Intelligenze Artificiali contribuiscono a inquinare il pianeta in modo non indifferente, visto l’elevato consumo di energia necessario per programmarle e per il loro funzionamento. L’impatto si traduce principalmente in emissioni di anidride carbonica. Ad esempio, una sola AI determina l’emissione di 284 tonnellate di CO2, circa cinque volte l’impatto ambientale medio di un’automobile durante il suo intero ciclo di vita. Ad oggi però le potenzialità di calcolo sono aumentate notevolmente, quindi questa stessa stima risulta essere ormai datata e, soprattutto, sottostimata.

C’è poi il capitolo dell’acqua, infatti i server ne richiedono molta, in modi diversi. ChatGP3, nella sua fase iniziale di addestramento, avrebbe richiesto qualcosa come 3,5 milioni di litri d’acqua. Uno scambio di circa venti messaggi sullo stesso software, ne richiede mezzo litro!

Ma un problema altrettanto importante, che è nascosto nelle precedenti stime, riguarda il mancato recupero di quest’acqua nell’ambiente. Infatti, per raffreddare i server, l’acqua necessaria sostanzialmente evapora e per poterla poi ricreare sono necessari anni. Ricordate il vecchio consiglio secondo il quale quando ci si lava i denti è opportuno di chiudere il rubinetto per non sprecare acqua? Ecco, perlomeno quell’acqua non è completamente sprecata, perché in qualche modo non scompare!

Prima di utilizzare con quotidianità un’Intelligenza Artificiale, quindi, sarebbe bene conoscere questi aspetti e calcolarne i costi e i benefici in termini di emissioni di impatto ambientale.

Colossi del web come Google e Amazon stanno implementando metodologie basate su energie rinnovabili per controbilanciare l’impatto negativo dell’Intelligenza Artificiale. In alternativa, bisogna sperare che i processi di apprendimento dell’AI, col tempo, vengano ottimizzati e, in questo modo, il consumo di energia odierno che questa attività produce in futuro sarà meno importante.

Bartolomeo Ventura ha conseguito la laurea in Fisica e il Dottorato di Ricerca in Fisica presso l’Università degli Studi di Bari rispettivamente nel 2004 e nel 2008. Attualmente lavora presso l’EURAC-Istituto per l’Osservazione della Terra (Bolzano, Italia). Clicca qui per il suo profilo su EURAC.edu.

Un pensiero riguardo “Energia e acqua: i costi nascosti dell’Intelligenza Artificiale, parla il fisico

  1. […] Nell’analisi della ricercatrice è chiaro che «La diffusione generalizzata di tali sistemi produce perciò – secondo quanto previsto dalla stessa openAI nel documento tecnico di GPT4 – l’inquinamento degli ecosistemi dell’informazione e della scienza e un aumento esponenziale dei reati di phishing e scam». Per non parlare della controversa applicazione del diritto d’autore (clicca qui per approfondire) o degli enormi costi ambientali, come il fisico Bartolomeo Ventura ha argomentato su Agorasofia.com (clicca qui). […]

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