Saramago e le intermittenze della morte: Eros vince su Thanatos

Eros e Thanatos, Eros è Thanatos, ma quando c’è Eros non c’è più Thanatos e, se non c’è Thanatos, allora non si muore più.

Se non fosse per quello stile così originale, quanto estremamente complicato per la lettura e per mantenere viva l’attenzione, quest’opera di Josè Saramago, incentrata in maniera così ostinata sulla morte, sarebbe potuta uscire anche anonima ed essere facilmente attribuita ad uno scrittore della temperie mitteleuropea dei primi del Novecento…invece è di un portoghese morto solo qualche anno fa. Del resto, quel quadro vagamente thomasmanniano costantemente evocato dal romanzo è puntellato dai richiami alla musica classica tedesca, dai riferimenti alla mitologia greca antica, dalle disquisizioni filosofiche e teologiche sulla costituzione del tempo in relazione alla vita e alla morte: tutti elementi che fanno da cornice in un tempo indeterminato e in un luogo imprecisato. Non solo, ma profondamente decadente è anche la rappresentazione della morte, protagonista principale, e quella del violoncellista, uomo solo, con passioni d’altri tempi, che sembra quasi puzzare di materiale archivistico incartapecorito. Sarà proprio lui, tuttavia, il violoncellista, a beffare la morte, a sedurla con la sua musica soave e a concederle un’altra pausa dal suo pesante e assiduo lavoro quotidiano.

Ma si può vivere senza morire? Ha senso vivere senza pensare ad un compimento del senso e della pienezza dell’esistere che tende al limite finito? Ma, soprattutto, avrebbero senso tutte quelle espressioni melliflue e romantiche che si atteggiano a promesse sponsali “per l’eternità” nel caso in cui avessimo davvero a disposizione l’eternità? Certo, l’essenza di quella promessa romantica, come di tante altre, sta tutta in una consapevole menzogna, in un inganno ordito dagli umani agli dei, a Eros e a Thanatos, che, tanto, in virtù della loro onniscienza hanno già deciso tutto! Ad ogni modo, il profondo messaggio filosofico che si ricava da questo singolare e gradevole esperimento letterario di Saramago, probabilmente anche condizionato dalle personalissime inclinazioni di chi scrive a godere in maniera passionale di tutte le forme di innamoramento che la vita mette a disposizione, è, parafrasando anche un noto cantautore dei nostri tempi, che “l’amore è l’unico modo per fregar la morte!”.

Josè Saramago, Le intermittenze della morte, Feltrinelli, Milano 2013.

ML (24/01/2026) Per Agorasofia

2 pensieri riguardo “Saramago e le intermittenze della morte: Eros vince su Thanatos

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