Passi scelti. Nietzsche contro gli Stati armati: la pace disarmata

Come già fatto con la precedente selezione, vogliamo portare in luce un Nietzsche colpevolmente dimenticato, perché il pacifismo mal si addice all’immagine propagandata dell’Übermensch a venire. Eppure, lo ritroviamo lo stesso incisivo, lapidario e terribilmente inattuale rispetto ai suoi, e ai nostri, roventi venti di guerra, che infuria(va)no a deperire la salute dell’uomo. Perché questa era l’intenzione dichiarata dal filosofo: impartire «una dottrina di salute, che può essere consigliata come disciplina voluntatis alle nature più spirituali della generazione che va nascendo» (p. 260).

«Il mezzo per una pace reale. Oggi non c’è un governo che ammetta di mantenere l’esercito per soddisfare eventuali velleità di conquista, l’esercito deve invece servire per la difesa. E come patrocinatrice viene chiamata in causa quella morale che consente la legittima difesa. Ciò significa però riservare la moralità per sé e l’immoralità per il vicino, che dev’essere pensato avido di aggressione e di conquista, se il nostro Stato è costretto a pensare ai mezzi di difesa; inoltre, motivando in tal modo la nostra necessità di un esercito, dichiariamo che questo vicino, il quale nega esattamente come il nostro Stato il proprio desiderio di conquista e mantiene anch’esso un esercito per ragioni di difesa, è un impostore e un astuto bandito, che anche troppo volentieri vorrebbe cogliere senza combattere una vittima pacifica e inesperta. È questa oggi la posizione reciproca di tutti gli Stati: presuppongono nel vicino cattive intenzioni, e in se stessi buone intenzioni.

Tale presupposizione è però una inumanità cattiva quanto la guerra, anzi più cattiva: in fondo essa è già incitamento e causa di guerre poiché, come s’è detto, attribuisce l’immoralità al nemico e sembra in tal modo provocare sentimenti e azioni ostili. Alla teoria dell’esercito come mezzo di legittima difesa bisogna rinunciare così radicalmente come alle velleità di conquista. E verrà forse un gran giorno in cui un popolo insigne per guerre e vittorie, per il più alto perfezionamento nell’ordine e nell’intelligenza militari e avvezzo a dedicare a tali cose i più duri sacrifici, esclamerà liberamente: «spezziamo la spada!» – e distruggerà tutto il suo sistema militare sin nelle fondamenta. Farsi disarmati mentre si era i più armati, per altezza di sentimento – è questo il mezzo per la pace vera, che sempre deve fondarsi sulla pace del sentimento: mentre la cosiddetta pace armata che oggi va diffondendosi in ogni paese è la discordia del sentimento, che non si fida né di sé né del vicino e, metà per odio e metà per timore, non depone le armi.

Meglio andare in rovina che odiare e temere, e due volte meglio andare in rovina che farsi odiare e temere – questa dovrà un giorno essere la più alta massima di ogni società statale! Ai nostri rappresentanti del popolo liberali manca, com’è noto, il tempo di riflettere sulla natura umana: altrimenti saprebbero di lavorare invano, lavorando a una «progressiva diminuzione dell’onere militare».

Piuttosto: solo quando questa specie di miseria sarà massima, sarà anche vicinissima quella sola specie di Dio che qui può aiutare. L’albero delle glorie militari può essere abbattuto solo di colpo, con un fulmine: ma, come sapete, il lampo viene dalla nuvola – e dall’alto. -»

F. Nietzsche, Umano, troppo umano, II, Parte seconda, Il viandante e la sua ombra, aforisma 284, pp. 457-458.

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