Friedrich Nietzsche tra coscienza sprezzante e coscienza danzante

Chapeau a chi ha ritrovato e pubblicato in questa settimana su Agorà. La Filosofia in Piazza il passaggio da Umano troppo umano (clicca qui per il passo scelto). Quell’attacco salvifico di illuminismo che Fritz (nomignolo per Friedrich Nietzsche) ebbe il quel periodo…. magari gli fosse durato!

Però hai un bel dire cose vere, di tanto in tanto. Se non sai dove metterle nel tuo armadio. E non lo sai, se disgraziatamente la volta dopo ti piglia un attacco di nichilismo logico: «Ancora sono ben lontani costoro dall’essere spiriti liberi: poiché ancora essi credono nella verità». Eh già perché uno spirito libero davvero lo sa che «Nulla è vero, tutto è permesso» (Genealogia della morale, III,.24, Che significano gli ideali ascetici) – Edizione Colli Montinari Opere VI.2, pag. 355).

Naturalmente uno potrebbe chiedersi se sarà vero che nulla è vero – e se non lo è, perché ce lo dice, lo spirito libero. Magari non sa che se affermi “p” stai affermando che “p” è vero?

Pazienza, se nulla è vero cosa può importare allo spirito libero di trovarsi in contraddizione?

Il fatto è che se nel tuo armadio – nel tuo sistema di pensiero – ci metti una contraddizione, allora potrai dire assolutamente tutto e il contrario di tutto (Legge dello Pseudo-Scoto).

E infatti nei libri del prof Zarathustra trovi pagine scintillanti di fosforo e zolfo, e pagine piene di tronfie sciocchezze. Anche in Così parlò, davvero, ci sono pagine bellissime. Ma un pensiero?

Ecco, a me pare che anche un orologio rotto una volta al giorno segni l’ora giusta. Fritz è un grande scrittore (a volte un po’ trombone) – ma da questo a farne un filosofo…

Lo so, che ci hanno provato tutti i suoi epigoni, specie quelli imbeccati da Heidegger, i francesi. Deleuze, Derrida, e gli altri. Magari li si può trovare meno noiosi, che so, di Martinetti. O di Searle.

Ma – felicissima se sarò confutata e liberata dai miei pregiudizi: questi epigoni postmoderni di Fritz alla fine che luce hanno fatto a chi cercava un po’ più di giustizia, o un aiuto a resettare la ragione pratica?

Quelli che pencolavano dalla parte più truce degli odiatori di Socrate (ve lo ricordate, Nietzsche lo chiamava “il prete ascetico”, e non lo considerava un complimento) – diciamo: Carl Schmitt e i suoi seguaci fino ad Agamben, ci hanno lasciato in eredità la coscienza sprezzante.

Gli altri, i più lievi e postmoderni appunto – la coscienza danzante. E la sinistra è rimasta senza ragione.

RDM (08/02/2026) per Agorasofia

Un pensiero riguardo “Friedrich Nietzsche tra coscienza sprezzante e coscienza danzante

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