L’inclusione scolastica non nasce dall’uniformità, ma dalla capacità di riconoscere le differenze. È questo il messaggio al centro del nuovo articolo pubblicato sul blog di InStudio, dal titolo Tutti uguali, ma solo a prima vista: il problema non è trovarle, è saperle vedere.
Partendo da una metafora concreta, una squadra di ciclisti apparentemente identici per divisa ed equipaggiamento ma profondamente diversi per funzionamento e strategia, l’articolo propone una riflessione sul ruolo dell’insegnante nell’educazione inclusiva. In classe, gli studenti possono sembrare simili: stessi banchi, stessi libri, stessa spiegazione. Anche l’attenzione, a uno sguardo rapido, può apparire uniforme.
Ma l’inclusione non nasce da ciò che appare. Nasce dall’osservazione.
Il testo sottolinea come la vera competenza inclusiva consista nella capacità dell’insegnante di leggere i funzionamenti degli studenti e, al tempo stesso, di interrogare la propria postura professionale. Non si tratta di applicare automaticamente strumenti o adattamenti, ma di sviluppare uno sguardo consapevole e responsabile.
In questo quadro si inserisce il Metodo InStudio, presentato come un protocollo strutturato di osservazione e intervento che guida l’adulto nelle scelte educative, trasformando l’inclusione da principio teorico a pratica quotidiana.
L’articolo si rivolge a insegnanti, educatori e professionisti della formazione, offrendo una riflessione concreta sul significato dell’inclusione come competenza professionale.
L’articolo completo è disponibile online sul blog di InStudio:
