«Questo è ciò su cui, a mio avviso, i grandi lettori tendono a sbagliarsi. Si crede che coloro che hanno letto di tutto comprendano anche tutto; ma non è sempre così. La lettura fornisce alla mente solo i materiali della conoscenza; è il pensiero a rendere nostro ciò che leggiamo. Apparteniamo alla specie dei ruminanti, e non basta rimpinzarci con un gran carico di nozioni; se non le mastichiamo e rimastichiamo, non ci daranno né forza né nutrimento. […] Ma ciò può avvenire solo attraverso la meditazione e l’esame della portata, della forza e della coerenza di quanto viene letto […].
La memoria può essere riempita, ma il giudizio migliora poco e il bagaglio di conoscenze non aumenta per il fatto di essere in grado di ripetere ciò che altri hanno detto o di riprodurre gli argomenti che abbiamo trovato in loro. Una tale conoscenza non è altro che conoscenza per sentito dire, e ostentarla è nel migliore dei casi parlare a memoria, e molto spesso basandosi su principi deboli e sbagliati. […]
La meditazione […] non tutti i lettori sono inclini a praticarla, [rinunciando così] ad ogni reale beneficio che si possa trarre dalla lettura. Altri, più indifferenti, mancano spesso di attenzione e di operosità. La mente è di per sé riluttante a sobbarcarsi la fatica di risalire ogni argomento fino alla sua origine, per vedere su quale base poggi e quanto saldamente; eppure, è proprio questo metodo a dare a un uomo un grande vantaggio rispetto a un altro nella lettura.
La mente dovrebbe, attraverso rigide regole, essere costretta a questo compito inizialmente gravoso, il cui esercizio renderà poi agevole […] inquadrare un argomento e scorgere subito, nella maggior parte dei casi, dove esso fondi le sue radici.
Si può dire che coloro che hanno acquisito questa facoltà abbiano ottenuto la vera chiave dei libri e il filo conduttore per guidarli attraverso il labirinto delle diverse opinioni e degli autori, verso la verità e la certezza. I giovani principianti dovrebbero essere avviati a questo metodo e istruiti sul suo utilizzo, affinché possano trarre profitto dalle loro letture.»
John Locke, Sulla condotta dell’intelletto, Sezione 20, Reading, pubblicato postumo nel 1706.
