Il nichilismo è diventato stile di vita e di informazione in Occidente

La guerra scatenata contro l’Iran ha forse reso vero il peggiore degli incubi che gravano sull’anima umana, il cui respiro è quello delle idee, della differenza fra il vero e il falso, il giusto e l’ingiusto, la bellezza e il caos. 

Decapitando la teocrazia assassina dell’Iran come se fosse giusto, licenziando definitivamente anche l’ombra del rispetto per la carta dell’Onu, il cosiddetto Occidente ha confermato il giudizio di quei grandi inquisitori dell’islamismo radicale che sta ammazzando. Il nichilismo è diventato uno stile di vita e di informazione, qui. Non solo da una parte, purtroppo. Nei grandi media, nei salotti televisivi, i più sembrano credere che l’ammazzamento di un mostruoso assassino teocratico e della sua intera cupola di forche e boia sia giustificabile. Tre governi europei, Regno Unito, Germania e Francia, da bravi cani da caccia del re, si affannano ad abbaiare contro gli aggrediti, sbavando nel diluvio di missili, bombe e droni. Il gallo di Parigi gonfia la sua cresta nucleare e proclama al mondo che per essere liberi bisogna essere potenti e temuti, rovesciando il senso residuo della Marsigliese e della nostra memoria democratica. E nei salotti televisivi un tempo meno infrequentabili si divaga di abitudini di intere élites sadico-porcine, e si avanza il sospetto che il mondo possa essere gettato nella Terza guerra mondiale come una palla nel pozzo, giusto per distogliere l’attenzione degli elettori dalle mutande sudicie del re. 

Alla timida domanda se sia giusto usare in questo modo parossistico i doppi standard sul diritto internazionale, il geopolitico di turno sorride sarcastico: dopo che Mark Carney, il leader canadese, ha finalmente rivelato al mondo la nostra ipocrisia nel far finta di crederci, ancora ci facciamo domande del genere? È successo quello che deve accadere, alternative morali non ce ne sono, in politica. Anche dove si dice la cosa giusta, cioè che l’attacco all’Iran della Casa Bianca e di Israele è contrario al diritto internazionale e deve essere condannato, capita di aggiungere – con Nadia Urbinati, ad esempio – che questa è la prosa. Prima viene la “poesia”: il giubilo condivisibile per l’ammazzamento di Khamenei. Ora, di una cosa che non si ritiene giusta non mi pare si dovrebbe giubilare neppure in poesia, anche se si può capire il giubilo delle donne che sono sopravvissute alle sue forche. E infatti sono ben diverse le parole di una di queste sopravvissute in esilio, Azar Nafisi, l’autrice del bestseller Leggere Lolita a Teheran:

Nei momenti di grande disperazione gli ho augurato la morte. Ma questo è il loro stile: non può essere il mio. Ci hanno preso la libertà dandoci la morte, quando più noi iraniani cercavamo la vita. Lucidamente, dico che avrei preferito vederlo processato e condannato per i suoi crimini: solo così avrei potuto dire che ha vinto la democrazia. Invece ne hanno fatto un martire”.

Sono flebili le voci che concorderebbero in toto con queste sacrosante parole. Fra queste, naturalmente, quella di Luigi Ferrajoli che (non da ora) denuncia il crollo del diritto e della ragione: ma soprattutto quella di Costituente Terra, che centra il cuore della decisione del macellaio di Tel Aviv (su cui pende un mandato di cattura della Corte penale internazionale: qualche media lo ha ricordato?) e del vacillante autocrate statunitense.

“L’obiettivo è uno solo: cancellare ogni traccia di diritto internazionale, annientare l’ONU, stroncare ogni forma — anche imperfetta — di governo multilaterale del mondo, stracciare la Carta delle Nazioni Unite che, all’articolo 2, vieta l’uso della forza contro uno Stato sovrano”.

Ma tu, sanguinario Khamenei, di nichilismo te ne intendevi più di noi anime belle. Tu avevi ragione, su come siamo messi. Ora ti vedo, che dall’aldilà fai cenno col capo sfigurato dalle bombe in direzione di New York, per mostrare al cielo e al mondo Melania Trump che presiede la riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu sui bambini e l’istruzione nei conflitti. 

RDM (5 marzo 2026) per Agorasofia

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