Storia di un confine politico e morale scomparso
La citazione della settimana stigmatizza la trasformazione della sovranità in corso nel XXI secolo. Il 10 marzo 2026, sulle pagine del suo blog per Quodlibet, il filosofo Giorgio Agamben ha colto in modo incisivo la questione politica, ancor prima che morale, sollevata dalle guerre in corso. Ecco il testo del suo lapidario intervento:
Capi di stato e assassini
Per la prima volta nella storia vediamo il capo di uno stato che si considera civile parlare apertamente come un assassino, dicendo del capo religioso di un paese che ha aggredito: «lo uccideremo», e degli abitanti di quel paese: «li massacreremo». Né Hitler né Stalin hanno mai parlato così. E tuttavia non solo quest’uomo non viene incolpato e deposto, ma i capi di stato delle cosiddette democrazie occidentali lo approvano, accettando implicitamente che i politici si esprimano oggi pubblicamente come forse nemmeno gli assassini osano fare tra loro.
Giorgio Agamben (10 /03/2026) per Quodlibet
Le responsabilità politiche, le complicità, i crimini di guerra o all’umanità si trasformano, prima o poi, è vero, in giudizio storico. Ciò che non consola, tuttavia, è una semplice constatazione: se per Hitler e Stalin i giudizi storici sono netti e irrimediabilmente orientati alla condanna dell’azione criminale di due spietati dittatori, per i paesi occidentali, che con Hitler e Stalin trafficavano proprio a ridosso della Seconda guerra mondiale, gli stessi giudizi storici sono molto più accondiscendenti, soffermandosi, al più, sulla miopia colpevole di una diplomazia orientata alla politica di pacificazione, l’appeasement.
Probabilmente, questa tolleranza del Tribunale della storia è anche ciò su cui fanno affidamento i cosiddetti leader delle attuali democrazie occidentali. Ciò che destabilizza oltremodo, tuttavia, è che il parlare apertamente, citato da Agamben, dei metodi criminali che questi leader pongono in essere, non sembra provocare alcuna reazione, né da parte di altri capi di Stato, né da parte di una società civile smarrita, perché incapace di recuperare la sua funzione eminentemente politica.
Intanto, avanza in modo poderoso uno stato di eccezione permanente che, in base al presunto valore supremo della ragion-di-Stato-etico, giustifica la sospensione del diritto – nazionale e internazionale – e manda in frantumi il confine (se ancora esiste almeno in teoria) tra un comportamento politico lecito e uno illecito – a partire da una comunicazione violenta e incivile, che incita all’assassinio, al massacro.
Insomma, il velo di civiltà con cui le democrazie liberali vorrebbero vestirsi agli occhi dell’opinione pubblica, nelle parole di Agamben, sembra essere definitivamente squarciato. E già questa non è una buona notizia. Una peggiore è la nostra indolente incapacità di farci i conti.
ML e AP (14 marzo 2026) per Agorasofia

