E se la domanda fosse sbagliata?

“Avete capito?” è una formula che risuona ogni giorno nelle aule scolastiche. È automatica, quasi rituale. Ma raramente ci fermiamo a chiederci cosa implichi davvero.

E se la domanda fosse quella sbagliata?

Provare a sostituirla con “Mi sono spiegata/o?” non è un semplice gioco linguistico. È un cambio di paradigma.
La responsabilità non ricade più esclusivamente sullo studente. Si sposta sull’adulto: sulla qualità della spiegazione, sulla capacità di osservare, di adattare, di costruire condizioni di accesso all’apprendimento.

Ma questa frase produce un vero cambiamento solo quando viene sentita mentre la si pronuncia. Non basta dirla. Occorre percepirne il peso professionale. In quel momento l’insegnante non sta più verificando una risposta, sta mettendo in discussione il proprio operato. Sta assumendo una postura.

È qui che avviene il passaggio decisivo: dall’idea che comprendere dipenda dallo sforzo dello studente alla consapevolezza che l’apprendimento richiede mediazione, struttura, intenzionalità.

Non si tratta di colpevolizzare l’adulto, ma di riconoscere che la responsabilità educativa non può essere automatica. Deve essere consapevole.

Da questa riflessione nasce il Metodo InStudio, che traduce questa postura in un protocollo operativo fondato su osservazione strutturata, decisioni consapevoli, metacognizione professionale e monitoraggio degli interventi personalizzati.

Perché la responsabilità educativa, per essere reale, ha bisogno di metodo.

Leggi l’articolo: https://www.instudiotrissino.it/mi-sono-spiegata/

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