La citazione della settima: «Essere contro la guerra un senso non ce l’ha!». All’interno di un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, lo storico e saggista Ernesto Galli della Loggia si lancia in una personale interpretazione di una “malattia” che avrebbe colpito gli italiani e le italiane: la “sindrome dell’inerme”, prodotto guasto della sconfitta nella Seconda guerra mondiale, contagiosa patologia propagata dalla propaganda pacifista…
Che bello poter passare alla storia come voce critica che richiama gli italiani e le italiane ai propri doveri, ad una reazione da “uomini veri” (non femminucce) che non si tirano indietro e sono pronti a lavar l’offesa dell’amor di patria ferito! Le pagine del Corriere della Sera (di nuovo?!) consegnano ai posteri il frutto più maturo del neo-interventismo italiano, ovvero la riflessione potente (BOOOOOM, SBRAAAANG, PATATRAC!!) di Ernesto Galli della Loggia.
Il futurismo è tornato? E chi siamo noi, inermi, per contrastarne la logica? Quella stringente, forgiata dalla compostezza di chi – senza nemmeno affacciarsi al balcone? Eppure, siamo in maggio, suvvia! – la sa lunghissima e ha già deciso che, in fondo, è la guerra (per difenderci, sia chiaro!) ciò che la nostra Costituzione ci riserva fin dalle pieghe dell’art. 52.
Miopi noi! Perché fino alla reinterpretazione proposta da Galli della Loggia avevamo creduto che quest’articolo della Costituzione scritta dai partigiani e dalle partigiane, quando in modo solenne proclama “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”, si riferisse al dovere di proteggere le strutture democratiche della nostra Repubblica e non alla necessità di dover imbracciare le armi per combattere altrove! Anche perché, come chiarito dalla Corte Costituzionale, il servizio militare obbligatorio (peraltro sospeso in un barlume di accesso di fiducia nella diplomazia e nella politica), citato subito dopo, deve essere collocato in funzione strumentale – insomma, come mezzo tra gli altri, non come unica possibilità – dell’anteriore e preminente dovere di difesa dello Stato.
Insomma, noi eravamo pure tentati di seguire il consiglio della nostra amica filosofa (vero tafano per noi e interprete appassionata di questi tempi troppo pieni di dolore) di non commentare la capriola logica dell’insigne storico che ha scritto, tra le altre cose, le Linee Guida Nazionali per lo studio della storia dei Licei, ma poi abbiamo pensato che gli effetti dell’intruppamento che abbiamo letto nel testo di Galli della Loggia sarebbero ricaduti sulle teste di molt*, compres* i/le nostr* student*, per cui è per loro che vorremmo ribadire, in ordine sparso, che:
- il pacifismo ha delle radici storiche nobilissime e non contingenti e del tutto banali, come quelle presentate dal redivivo Luigi Albertini, direttore interventista del Corriere della Sera nel 1914-1915;
- l’antimilitarismo, in Italia e nell’elaborazione teorica mondiale, è decisamente anteriore alla Seconda guerra mondiale e ignorarlo non è consentito a chi viene nominato del Ministero dell’Istruzione e del merito per scrivere cosa dobbiamo insegnare noi docenti in Storia nei Licei;
- la nonviolenza è una postura esistenziale, nonché un principio politico di convivenza civile, che affonda le radici, secondo i cristiani, nell’insegnamento di Gesù; secondo gli indù, nell’insegnamento di Gandhi; secondo i neri americani, in Martin Luther King; per non parlare dei vari intellettuali di casa nostra come Aldo Capitini e Danilo Dolci, la cui omissione è semplicemente vergognosa;
- un/una pacifista, quando sostiene i motivi per cui rifiuta di imbracciare le armi, non fa propaganda, ma salvaguarda l’umanità dalla catastrofe;
- la guerra non è un destino inevitabile, ma il risultato di un meccanismo che si genera dalle crisi economiche e dalla ricerca di uno spazio vitale per chi in quella crisi economica ha interessi ben precisi;
- il principio della difesa della Patria dall’invasore, salvaguardato dall’art. 52 della Costituzione scritta dagli antifascisti, sebbene subordinato al Principio generale sancito all’art. 11 del “ripudio della guerra“, necessiterebbe sempre di un approfondimento critico relativo al quesito: E se la difesa della mia Patria diventasse offesa alla Patria altrui?;
- Per finire, ci chiediamo: qual è il nesso logico, storico e politico tra il principio della Costituzione italiana relativo alla difesa della Patria con l’investimento in una guerra che non riguarda l’Italia, ma l’Ucraina? Come si fa a ricavare dalla difesa della mia Patria l’assunto di inviare armi e denaro per le vicende di un altro Stato?
Il fatto, in realtà, è che il breve articolo disarticolato di Galli della Loggia, influente editorialista del Corriere della Sera, a noi pare faccia acqua da tutte le parti, sia dal punto di vista logico sia dal punto di vista storico. Noi proprio non riusciamo a capire quali siano i nessi logici, giacché non sono esplicitati, che lo portano a collegare fatti storici attuali con accadimenti passati, i quali poi avrebbero delle conseguenze nelle posture e nei comportamenti esistenziali dei soli italiani e delle sole italiane.
Insomma, il nostro editorialista e indicatore nazionale di cose storiche da studiare dovrebbe prestare maggiormente attenzione alle cose che scrive, giacché se è vero che «la criminale superficialità del duce del fascismo che ci portò a dichiarare guerra contemporaneamente agli Stati Uniti, all’Impero britannico e alla Russia sovietica: praticamente alla metà del globo terrestre» (ipse dixit), è anche vero che la sua personale “criminale superficialità” potrebbe portare a schiantarci contro ben più della metà del globo, perché, a dispetto del suo anacronistico occidentalismo da strapazzo, attualmente l’Europa è davvero la parte più ininfluente del pianeta Terra!
ML e AP (07/05/2026) per Agorasofia
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