La città perduta di Petrillo: tra divided cities, democrazia e cittadinanza

L’analisi dello stato in cui oggi versa la città ci dice molto sul percorso che l’umanità sta compiendo, per cui bisogna essere consapevoli del fatto che la trasformazione della città globale, ma anche alcune derive prettamente politiche, porta con sé una serie di involuzioni rispetto al passato per quanto riguarda i processi d’integrazione.

Oggi le città si presentano divise, si fa strada l’immagine delle divided cities, città duali, in cui la polarizzazione tra quartieri ricchi e quartieri poveri è evidente e sempre più marcata, tra zone in cui la sicurezza diventa una priorità da perseguire paranoicamente per mezzo di dispositivi di controllo elettronici e armati, e zone off-limits per le forze dell’ordine e per la società, in cui la criminalità ha vinto e detiene anche il potere territoriale, come avessero una prelazione giurisdizionale.

Il trionfo nel capitalismo, che fa il paio con lo smembramento del welfare state, tuttavia, non è un processo irreversibile, non bisogna rassegnarsi al fatto che vi sia una evoluzione naturale, che il processo storico non sia invertibile a causa della scarsità di risorse. C’è una volontà precisa, c’è un disegno politico che porta alla polarizzazione della ricchezza e chi lo pratica è consapevole del conflitto innescato, perciò ricorre alla difesa privata del proprio orticello. L’ingiustizia della disuguaglianza è stata legittimata all’interno della città e perpetrata ai danni dei più deboli attraverso forme di segregazione e autosegregazione.

La città non è più il luogo dell’integrazione, ma della divisione.

Anche la sua gestione amministrativa, come in generale tutta la gestione politica dello Stato, è demandata ad una casta di soggetti politici di prima categoria, al di sotto dei quali ci sono vari livelli di soggetti politici con sempre meno diritti, fino ai clandestini, cui viene negato anche il diritto alla dignità umana.

In passato, le politiche sociali in Europa hanno cercato di evitare i conflitti sociali e permesso a tutti i soggetti discreti livelli di accesso alle risorse, al punto che le città europee si possono definire “città sociali”, mentre le città americane sono nate in seno alla disgregazione. La novità, però, è che anche in Europa negli ultimi anni si sta verificando un processo di americanizzazione, di frammentazione della città in seguito alle politiche di abbandono del Welfare e di accettazione del liberismo che si manifesta soprattutto negli aspetti sociali. La segregazione produce esclusione, spazi per soggettività esclusi che vengono messi automaticamente fuori dai giochi della politica.

Lo stato di salute della città, dunque, ci dice molto della condizione in cui si trovano la democrazia e la cittadinanza.

La prima assume un tratto sempre più simile a quella greca, laddove solo pochi autoctoni potevano esercitare il potere politico, mentre la maggior parte degli uomini (giacché le donne escluse, ovviamente) erano ridotti alla condizione di schiavi o di meteci, stranieri senza diritti politici.

La seconda, invece, viene sempre più ristretta in favore di una dimensione prettamente nazionale, lontana dal progetto che fu di Caracalla di estensione della cittadinanza a tutti i popoli dell’Impero romano.

Si fa strada, secondo Petrillo – e come dargli torto -, un’ideologica chiusura nazionalistica, che, tuttavia, riesce a coinvolgere dal basso la popolazione, perché gli conferisce una identità. Ma, rovesciando la medaglia, si trova che i capitali restano globali, liberi di scegliere mete sempre più convenienti. Chi patisce di più di questa situazione è proprio la città, esautorata del suo potere politico, culturale ed economico e ridotta solo alla gestione della sicurezza e dei rifiuti.

Occorre, chiaramente, invertire questa tendenza, ma bisogna prendere atto, sia dal punto di vista politico sia dal punto di vista urbanistico, che la città assume un ruolo fondamentale come luogo di incontro delle diversità, come predisposizione di uno spazio esistenziale intrinsecamente multiculturale e che, come tale, deve essere assimilato e legittimato, senza lasciare spazio ai venditori di odio e di scontri di civiltà.

Agostino Petrillo, La città perduta. L’eclissi della dimensione urbana nel mondo contemporaneo, Edizioni Dedalo, Bari 2000.

ML (27/09/2026) per Agorasofia


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