Per una scuola spazio di pace

Pubblicato su Impegno Comunista nel numero di maggio 2026.

L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole nasce nel 2023 da un’iniziativa del sindacato di base dei Cobas Scuola, il quale aveva promosso nell’anno precedente una serie di convegni rivolti ai/alle docenti con l’ente di formazione CESP (Centro Studi per la Scuola Pubblica) finalizzati a denunciare il costante incremento delle spese militari, la circolazione di armi in un contesto internazionale nel quale la guerra nucleare più che mai si profilava, e si profila ancora, purtroppo, come possibile nefasto orizzonte, ma anche per contrastare la narrazione di una guerra, quella russo-ucraina, che vedeva schierarsi confusamente tifoserie pro-Ucraina e pro-Russia, senza analizzare la complessità dei fenomeni in atto.

Negli ultimi anni di lavoro serrato sia a livello mediatico, attraverso il sito www.osservatorionomilscuola.com, sia nei territori e nelle scuole, lOsservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non solo ha fatto attività di disseminazione, di controinformazione e di coscientizzazione costante mediante convegnistica e momenti di aggiornamento, ma ha anche prodotto documenti e pubblicazioni utili per contrastare il fenomeno della militarizzazione, mediante l’uso dei quali possiamo certamente affermare che si cominciano a vedere dei frutti in termini di mobilitazione della società civile.

Tuttavia, un fondamentale strumento operativo e di contrasto alla militarizzazione delle scuole è il Vademecum, una raccolta di documenti editabili con i quali l’Osservatorio intende fornire a tutte le componenti che operano nella scuola degli strumenti pratici per contrastare la crescente presenza militare nei luoghi della formazione e, allo stesso tempo, proporre un’idea diversa di scuola e di società. Un punto fermo, infatti, per l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è la centralità degli organi collegiali e democratici della scuola (Collegio dei docenti, Consiglio d’Istituto, Consigli di classe). Attraverso questi luoghi democratici devono passare il lavoro didattico, le attività, le iniziative e i progetti della programmazione scolastica e della cosiddetta offerta formativa. Sono questi gli spazi e i momenti in cui è fondamentale intervenire per opporsi alla militarizzazione delle scuole, per decidere se vogliamo i militari a scuola oppure no, se vogliamo favorire una pedagogia della guerra oppure della pace, se vogliamo formare all’acquiescenza nei confronti dell’esistente oppure a un reale pensiero critico.

Inoltre, a seguito di iniziative ministeriali tese a reprimere il la libera circolazione delle idee, il dissenso e la necessaria controinformazione per contrastare la normalizzazione della guerra nelle scuole, ad esempio con la becera circolare sul contraddittorio, l’Osservatorio ha prodotto, in collaborazione con Docenti per Gaza, gli Appunti resistenti per la libertà d’insegnamento, un opuscolo esplicativo su quelle che sono le prerogative costituzionali per opporsi a qualsiasi intimidazione e per condurre fino in fondo nelle nostre scuole il lavoro di educazione alla pace, consentendo il processo di crescita intellettuale e morale dei nostri studenti e delle nostre studentesse.

Infine, l’ultima campagna che in queste settimane l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha avviato è quella relativa all’obiezione totale nei confronti della guerra e della ripresa della leva obbligatoria, già avviata in tutti i Paesi dell’Europa. Con il Manifesto di Resistenza alla militarizzazione della società, alla reintroduzione della leva e per il ripudio incondizionato della guerra l’Osservatorio invita a mettere in atto azioni di disobbedienza civile contro tutte le misure adottate dal Governo del nostro Paese e dalle altre istituzioni nazionali ed europee per militarizzare la società, ma anche a respingere con determinazione i provvedimenti di chi vuole la guerra, facendo valere la superiorità dei principi della Costituzione della Repubblica. È proprio nel solco del ripudio totale della guerra che si colloca il rifiuto nei confronti di qualsiasi ipotesi di difesa militare e civile funzionale o complementare alla logica bellica, dal momento che in tutta Europa il ritorno della leva prevede come alternativa un servizio civile militarizzato.

Anche alla luce degli ultimi e gravi scenari geopolitici internazionali, l’Osservatorio intende rendere evidente un principio tanto semplice quanto urgente per il futuro della sopravvivenza sulla Terra: in guerra si combatte per la Patria, ma quando si rifiuta la guerra si combatte per l’Umanità!

ML (maggio 2026) per Impegno Comunista


Qui trovi tutti gli editoriali di Agorà, la Filosofia in Piazza

Qui la pagina Facebook Agorà. Filosofia in piazza

Lascia un commento