Matriarcato VS Patriarcato: riflessioni di una lettrice di Agorà. La Filosofia in Piazza

Ho apprezzato molto l’articolo del prof. Lucivero (clicca qui), davvero interessante e originale per la prospettiva assolutamente poco battuta, se non dagli studi femministi. 

Approfondisco quindi alcuni ragionamenti che mi hanno colpita in particolare.

Per quanto riguarda il generale Vannacci, avendo studiato per diversi esami di Storia all’Università, mi sono resa conto già allora che i militari al potere hanno sempre fatto danni nella storia, creando caos piuttosto che il tanto invocato ordine. 

Mi vengono in mente in particolare gli imperatori romani del Tardo Impero che andavano e venivano a seconda della soddisfazione delle truppe che li sostenevano (“imperator” prima di Augusto era per l’appunto il titolo onorifico dato ad un comandante militare dopo una vittoria importante), tanto che il 69 d.C., subito dopo la morte di Nerone, viene definito “l’anno dei quattro imperatori”, Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano, l’un contro l’altro armati con le loro legioni che decidevano chi avrebbe preso o perso il potere.

Periodo che trovai molto simile alle dittature militari sudamericane, sia nella costituzione che nelle dinamiche, tra assassinii, colpi di Stato e congiure. 

Per quanto riguarda invece la definizione di “patriarcato mediterraneo” (che a me richiama molto quella di “valori dell’ Occidente”, pure questa molto cara alle destre, ma creata ad hoc, bisognerebbe scrivere un altro articolo per smontarla!), è costruita tutta su un’autorappresentazione maschile, che vuole appunto l’uomo forte anche assediato da stuoli di donne adoranti (come non pensare al romagnolo Mussolini?), o i ragazzi conquistatori di fanciulle italiche o straniere (i “vitelloni” di Fellini, che sulle spiagge locali erano soliti adocchiare nordiche e biondissime svedesi)!

Mentre al Sud Italia secondo me è piuttosto associata l’immagine del marito o fidanzato o padre geloso, che purtroppo forse è anche la radice inconscia di tanti femminicidi, perché “se non c’è gelosia non c’è amore”! Rappresentazioni dei rapporti tra i sessi inculcate fino a non molti anni fa sia a maschi che femmine da centinaia di romanzi e film che bisognerebbe oggi considerare con spirito critico inserendoli nella cultura e nella società dell’ epoca e smettendo di vederli come modelli eterni a cui conformarsi.

Questa visione patriarcale e chiusa della famiglia non è tipica solo del sud, ma anche di alcune regioni del nord, in particolare penso al cattolicissimo e tradizionalista Veneto! Presumo che anche la Chiesa cattolica con le sue gerarchie tutte maschili e l’ossessiva sessuofobia abbia contribuito non poco a cementificare questi ragionamenti maschilisti e paternalisti, che mi pare fossero prevalenti in regioni dove politicamente dominava la bigottissima Democrazia Cristiana. 

Diverso invece il ruolo delle donne nella civiltà contadina italiana di altre regioni (in particolare l’autore riporta l’esempio della Puglia dove è nato), tanto è vero che in Romagna, dove vivo io, la donna che si occupava delle cose di casa e spesso anche dei conti, era chiamata in dialetto “azdora”, cioè “reggitrice” (o meglio, letteralmente, “reggitora”), e di solito era la moglie del fattore, non la nonna che magari sferruzzava davanti al camino o le figlie che facevano le faccende e si occupavano dei fratellini più piccoli. Il termine “azdora” è usato ancora oggi per indicare scherzosamente una donna di età matura forte e decisionista, che in genere ancora prepara la sfoglia con il mattarello come un tempo e riunisce tutta la famiglia a tavola la domenica, dai figli ai bisnipoti. A proposito del mattarello, molto usato in Romagna per preparare piadina e tagliatelle, quand’ero ragazzina, cioè circa 50 anni fa, ricordo delle statuette umoristiche in vendita nei negozi di souvenir che raffiguravano un donnone con il mattarello alzato in mano che rincorreva un omino che reggeva un fiasco di vino (evidentemente il marito fannullone e ubriacone)!! Magari questa era una caricatura un po’ esagerata, ma il fatto che fosse piuttosto diffusa mostra quale fosse il vero “sesso forte” in famiglia! 

Questa cosa in tempi recenti l’ho riscontrata in alcune donne del Nord Africa, soprattutto tunisine o marocchine, culture dove le donne spesso si occupano di tutto, dalla casa ai figli e alle spese, mentre i mariti stanno al bar a fumare il narghilè e chiacchierare. In proposito, ho un curioso aneddoto personale che lo dimostra, relativo al mio lavoro presso lo sportello di un ufficio pubblico in provincia di Rimini: io ero alla cassa a far pratica a fianco del cassiere quando si presenta questa coppia di origine tunisina (lei con l’hijab, quindi chiaramente musulmani), che doveva fare una pratica relativa all’automobile di famiglia; al momento di firmare il collega, evidentemente condizionato dal pregiudizio che vuole le donne musulmane sempre sottomesse ai mariti che hanno il controllo di tutto, presenta il modulo da firmare all’uomo, che tutto imbarazzato risponde che la macchina è intestata alla moglie perché è lei che porta i bambini a scuola!! Mi è venuto da ridere pensando alla potenza di pregiudizi che non hanno spesso riscontro nella realtà se non in alcuni casi, ma che fanno molto comodo a chi li diffonde.

Naturalmente, non voglio dire che sia sempre così, ancora oggi purtroppo buona parte della società italiana è maschilista e impregnata di mentalità patriarcale e i femminicidi avvengono in tutta Italia e in famiglie in maggioranza italiane diversissime per posizione sociale e reddito, tra gli assassini ci sono stati avvocati, dermatologi, guardie giurate, studenti, pensionati… 

Mentre, per quanto riguarda le donne musulmane, bisognerebbe distinguere tra quelle che sono nate in Italia da uno o da entrambi i genitori stranieri, quelle che ci sono arrivate da adulte, e ci sono pure le italiane convertite per quanto siano una minoranza. Bisognerebbe distinguere anche tra i diversi Paesi a maggioranza musulmana, che per molti italiani e italiane sono tutti uguali: in alcuni paesi del nord Africa, come Tunisia, Marocco, Algeria le donne sono più libere, in altri, come Arabia Saudita e Iran sono sicuramente oppresse. E bisognerebbe considerare anche la storia di questi Paesi, in alcuni le cose sono cambiate nel tempo a seconda dei governi: in Iran ai tempi dell’ultimo Shah le donne indossavano la minigonna come nei Paesi europei, i divieti sono arrivati con i fondamentalisti di Khomeini nel 1979; in Afghanistan per 20 anni le donne erano tornate libere di uscire e studiare, ma dopo lo sciagurato accordo degli USA con i talebani, che li ha riportati al potere, sono retrocesse di nuovo nell’oppressione precedente! 

Inoltre, non è assolutamente vero che tutta l’Africa sia musulmana: in molti Stati mediorientali a maggioranza musulmana sono numerose anche le famiglie cristiane, per esempio in Siria, in Palestina, in Libano, mentre il Cristianesimo (cattolico o protestante) è molto diffuso nei Paesi dell’Africa subsahariana.

Insomma, le generalizzazioni vanno bene per slogan elettorali fondati su pregiudizi diffusi, sicuramente meno bene per conoscere la realtà delle cose di cui si parla.

Samuela Boschi, lettrice di Agorasofia


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