Lettera aperta di don Tonino Bello del 22 agosto 1990: «Golfo, ragione e falsa coscienza»

Il 22 agosto 1990 don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, Terlizzi, Ruvo e Giovinazzo e presidente di Pax Christi, invia a «il Manifesto», giornale sul quale scriveva con una certa regolarità, una lettera aperta ai parlamentari italiani per ammonirli rispetto ad una serie di scelte guerrafondaie in vista della guerra del Golfo, intrapresa il 2 agosto 1990 da una coalizione di 35 Stati guidata dagli USA.

A distanza di ben 36 anni gran parte delle rivendicazioni di quella lettera di don Tonino Bello, un punto di riferimento indiscusso in tema di antimilitarismo, pacifismo e nonviolenza, rimangono estremamente attuali.

Noi la riproponiamo integralmente in basso, ma vorremmo richiamare l’attenzione su alcuni passaggi chiave di quello scritto, evidenziando come dopo 36 anni, cambiando il nome di qualche Stato, permangono intatte le logiche guerrafondaie di un Occidente violento, colonizzatore e spietato, mentre languono e vengono svuotate di significato le istituzioni che dovrebbero garantire la pace e la solidarietà tra i popoli, come l’ONU.

Nel frattempo ci chiediamo cosa avrebbe pensato oggi don Tonino Bello dell’Unione Europea, quel sogno nato da intellettuali come Piero Calamandrei tra il 1945 e i primi anni Cinquanta, volto a superare i nazionalismi per creare gli «Stati Uniti d’Europa» come garanzia di pace fondata sulla sovranità democratica e sui diritti umani, davanti alla sua débâcle con i migranti che vengono respinti e trattati come animali non solo alle frontiere, ma anche tra gli Stati membri con un rimpallo di responsabilità tra Paese in cui si trovano e Paese di primo ingresso.

Ecco cosa scriveva, tra le altre cose, don Tonino Bello il 22 agosto 1990:

«Non è forse questo il primo conflitto in cui mimeticamente l’occidente industrializzato ridefinisce i suoi rapporti di forza con un sud (e quello arabo rappresenta il sud più rivendicativo in virtù delle risorse energetiche) che chiede di poter uscire da una collocazione storica di subalternità? Se ciò fosse vero, gli interrogativi che poniamo vogliono assolvere al ruolo di spina nel fianco delle nostre sicurezza.

  1. Perché è stato dato così scarso rilievo politico alla risoluzione ONU di embargo totale nei confronti dell’Iraq, eccezionalmente sostenuta in modo unitario e senza opposizione alcuna?
  2. L’invio di impressionanti contingenti militari autonomi, a migliaia di chilometri dai rispettivi confini nazionali, non equivale simbolicamente ad una delegittimazione del ruolo del diritto internazionale e all’instaurazione di un insidioso regime della giustizia del più forte?
  3. Se il conflitto reale è sul controllo delle fonti energetiche indispensabili agli interessi vitali delle società industrializzate, è pensabile che gli alfieri del libero mercato possono realisticamente mantenere tale controllo con la violenza e la guerra permanente?
  4. A quali considerazioni ci provoca la presa d’atto che, traendone osceni profitti, i Paesi occidentali, Italia compresa, hanno venduto all’Iraq, fino a ieri, ogni tipo di armamento? E che ancora oggi, appoggiando l’Arabia Saudita, si taccia dei nostri conniventi e interessati rapporti con le feroci dittature mediorientali, sorrette dall’uso efferato della violenza, piuttosto che dal gioco democratico del consenso?
  5. Perché gli stessi Paesi occidentali, e soprattutto l’Europa, poco o nulla hanno fatto per bloccare lo stesso Iraq quando a massacrato migliaia di Curdi con le armi chimiche o quando in sei anni molti milioni di uomini?
  6. Perché mai nessuno è intervenuto per condannare l’illegittima occupazione di Grenada e di Panama da parte degli US, quando migliaia di morti tra la popolazione civile sono stati ignorati perfino dai mass media?
  7. Perché né l’Europa né gli Stati Uniti hanno applicato al governo di Israele le sanzioni previste dall’ONU per indurlo a rinunciare alla sanguinosa occupazione della Palestina e riconoscere i diritti, all’esistenza e alla Terra, del Popolo palestinese? Perché hanno dimenticato che l’esercito della Siria controlla gran parte del territorio libanese?

Qual è il ruolo del nostro paese in questi processi?
La nostra costituzione prevede il ripudio della guerra e un sistema di difesa tale da escludere l’attacco fuori dai nostri confini. E allora come si giustifica l’invio di navi militari, con soldati anche di leva, e di armi del Golfo Persico con il dichiarato scopo offensivo di punire Hussein?

[…] Vent’anni di ritardi e di latitanze, uniti alla elevatissima tensione ormai raggiunta, non dovrebbero bastare a farci capire che è finito il tempo dei loschi affari e delle alleanze corrotte dagli interessi?

Ascoltare le ragioni di tutti i popoli, superare le reciproche paure, trovare convergenze che rispondano ai bisogni fondamentali dei poveri più che agli interessi delle lobby politico-militari, smetterla di spiegarsi la deflagrazione del disagio unicamente con gli eccessi della follia altrui, far entrare (se credenti) nel gioco delle ragioni umane la logica eversiva e l’audacia profetica del Vangelo… è questo il compito a cui gli uomini di buona volontà oggi sono chiamati».

Evidentemente, anche se costantemente citato e ricordato, quella di don Tonino Bello resta, ancora oggi, tristemente, una vox clamantis in deserto…

ML (22/08/2026) per Agorasofia


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