Oggi tutto il mondo conosce Francesca Albanese, l’italiana che per due mandati consecutivi ha ottenuto l’incarico, da svolgere gratuitamente, di Relatrice speciale delle Nazioni Unite per il territorio palestinese occupato. È un incarico tanto prestigioso quanto gravoso e pericoloso, non foss’altro che la misura attualmente più devastante e limitante per la giurista italiana è quella di avere, ad esempio, gravi difficoltà nell’utilizzo di conti correnti e carte di credito in Europa e negli Stati Uniti a causa delle pesanti sanzioni che l’amministrazione di Donald Trump le ha imposto, accusandola di fomentare l’antisemitismo e di sostenere il terrorismo islamico di Hamas.
Ecco, questo testo, dal titolo Quando il mondo dorme, concepito come un’autobiografia di formazione, una sorta di Bildungsroman, ha il merito anche di chiarire in maniera definitiva il rapporto di Francesca Albanese con Hamas, la Palestina, Israele e con il suo ruolo istituzionale, che si muove sempre in punto di diritto internazionale.
E, così, attraverso il racconto incentrato su dieci persone per lei significative, Francesca Albanese ripercorre le tappe della sua dedizione totale alla causa palestinese, sin da quando nel lontano 2010 decide di trasferirsi a Gerusalemme con suo marito per poter studiare a fondo le violazioni e le prevaricazioni di cui è oggetto quel popolo martoriato da una occupazione illegale.
La lettura scorre velocemente tra ricordi personali e affondi giuridici, storici e geografici, senza rinunciare a distribuire le responsabilità di un genocidio perpetrato ai danni della popolazione palestinese da uno Stato, quello d’Israele, che ha potuto agire indisturbato solo perché ha da sempre avuto l’appoggio di tutto l’Occidente, quello che si vanta di essere democratico e civilizzato. Per di più, da giurista estremamente attenta all’analisi dei concetti con i quali traffica quotidianamente, Francesca Albanese fa emergere una verità storica inconfutabile e cioè che se l’Occidente ha potuto legittimare e sostenere il colonialismo d’insediamento, prima, e l’occupazione illegale, dopo, in Palestina è perché la sua storia è profondamente pervasa da una mentalità colonialista e costellata da genocidi.
Occorrerebbe un grandissimo sforzo collettivo e politico, a noi occidentali, per prendere le distanze dal passato coloniale, riconoscendo quelle atrocità commesse e quelle che continuano a devastare la popolazione palestinese. Occorrerebbe anche un grande coraggio, ai/alle docenti, ai/alle giornalisti/e e a coloro i quali hanno la possibilità di avere un uditorio, per invertire la narrazione mainstream sulla storia del popolo palestinese, giacché solo raccontando i fatti per come si sono svolti a partire dalla fondazione dello Stato sionista d’Israele è possibile restituire dignità a uomini, donne e bambini che continuano a resistere sotto le nostre bombe e sotto le armi che i nostri Paesi producono, mentre le nostre coscienze dormono imperturbate in sonno atroce e lacerante.
ML (23/08/2026) per Agorasofia
