«Dei due, poetare e studiare, trovo maggiore e più costante conforto nel secondo. Non dimentico però che mi piace studiare in vista sempre del poetare. Ma in fondo il poetare è una ferita sempre aperta, donde si sfoga la buona salute del corpo».
Così scriveva Cesare Pavese in una nota del 29 dicembre 1935 racchiusa all’interno de Il mestiere di vivere. Poche righe, intime e sincere, che adatto nella mia testa:
Dei due, scrivere e leggere, trovo maggiore e più costante conforto nel secondo. Non dimentico però che mi piace leggere in vista di poter scrivere. Ma in fondo scrivere è una ferita sempre aperta, donde si sfoga la buona salute del corpo.
Poetare, leggere, scrivere, studiare sono potenti vie di fuga, tecniche marginali ormai, che ci consentono di tracciare traiettorie creative e resistenti… o di coltivare, ancora, una retorica illusione.
AP (28/08/2026) per Agorasofia
