«Essere democratici è una fatica immane […] e allora perché continuiamo a perdere tempo con la democrazia quando possiamo prendere una scorciatoia più rapida e sicura?».
Monologo di un fascista democratico
Lo avete letto il libro di Michela Murgia dal titolo Istruzioni per diventare fascisti? In alcune recensioni dicevano fosse un libro provocatorio, scritto come un gioco ironico e sarcastico, per capirci, uno di quelli che quando leggi un’affermazione devi intendere il suo esatto opposto. Io però l’ho letto per bene il libro di Michela Murgia, l’ho letto fino alla fine, anche dove spiega che un po’ fasci, in fondo, lo siamo tutti, perché dotati di un autoritarismo identitario e razzista che ci accompagna come colpa atavica o tratto genetico.
Questa postilla conclusiva in realtà non la condivido. Però è vero che per non perdere tempo dietro infinite discussioni è molto più conveniente un sistema politico autoritario. Come dite, una dittatura? No, no, attenzione, non serve il ritorno del fascismo, quello è finito nel 1945! Non state lì a scandalizzarvi! Figuriamoci, perché darsi la pena di fare un colpo di Stato quando si può benissimo raggiungere gli obiettivi del fascismo restando all’interno della democrazia? Dopo aver letto il libro di Michela Murgia una cosa l’ho capita e mi sono rasserenato: non è che serva poi il fascismo – inteso come partito politico – per essere fascisti. Non serve neanche definirsi fascisti per fare cose che hanno fatto i fascisti.
E allora, diciamolo in modo più chiaro, è vero che il fascismo è finito il 25 aprile 1945, ma i fascisti senza il fascismo… quelli sì che esistono! C’è chi crede che sostenere che esistano i fascisti senza il fascismo sarebbe illogico, un po’ come sostenere che esistano i comunisti senza il comunismo. Io però di comunisti ne conosco tantissimi e li ho visti fare i salti mortali per rimanere vivi, rinunciando, di volta in volta, a un pezzetto di ideologia: sono passati dalla lotta di classe ai corsi per la gestione dei conflitti e ho persino sentito alcuni di loro parlare di capitalismo dal volto buono. Poverini, ci provano ma si vede che soffrono.
Ai fascisti, invece, non è mai costata molta fatica essere “senza”: monarchici o repubblicani, clericali o anticlericali, capitalisti o anticapitalisti, se sei fascista puoi essere tutto e puoi fare a meno di tutto.
L’avete letto il libro di Umberto Eco, quello che parla di fascismo eterno, Ur-Fascismo? In pratica, seguendolo nessuno scappa dall’etichetta di fascista e si ripiomba nella famosa notte in cui tutte le vacche hanno la camicia nera (semicit. hegeliana). Troppo comodo sentirsi fascisti dopo aver letto Eco… ci vuole impegno e mimetismo, invece: saper aspettare, crogiolarsi persino nella nostalgia di quando c’era lui e, al momento giusto, arriverà come ricompensa qualcuno che ti farà sentire dalla parte giusta della storia. Qualcuno – un capo! – che ti ricorderà che le razze esistono, che la tua cultura è superiore, che bisogna combattere contro chi non è come noi, contro chi non è normale, che bisogna agire con decreti sicurezza e con la forza delle armi contro i nemici, che tutta questa parità di genere, questo dover parlare tenendo conto della sensibilità degli altri penalizza la nostra forza, la nostra identità.
Non pensate che io sia un uomo cinico. Ogni tanto anche a me viene qualche dubbio sul fatto che effettivamente essere fascisti non sia così onorevole. Mentre leggevo il testo di Michela Murgia qualche crisi di coscienza l’ho avuta, non lo nego. Poi però ho completato il test che si trova alla fine del libro. Al fascistometro ho ottenuto 42 punti su 65: sono un militante consapevole. Certo, posso migliorare, però mi sembra che il profilo mi calzi a pennello: «Sei in uno stadio molto avanzato dell’acquisizione conscia della visione fascista e già leggi la realtà attraverso i suoi strumenti». In realtà pensavo che il fatto di non aver barrato l’affermazione “Non ha ucciso nessuno, al massimo mandava la gente al confino” mi avrebbe penalizzato, ma probabilmente mi son ripreso quando ho messo in fila risposte come:
- E comunque esiste una famiglia naturale
- La lobby gay adesso sta esagerando con le pretese
- Abbiamo radici cristiane da difendere
- A questi manca la cultura del lavoro
- Le quote rosa sono offensive per le donne
- Sarebbe meglio aiutarli a casa loro
- Non sono profughi ma migranti economici
Ho completato il test e mi sono rasserenato…
La nostra società è fragile: per pigrizia e indolenza, accetta che la democrazia venga quotidianamente scossa da persone che non sembrano aver recepito nemmeno i principi fondamentali della nostra Costituzione antifascista. Essere antifascisti oggi ha un grande senso. Significa tenere alta la guardia rispetto ad un ritorno spietato di populismo, autoritarismo e violenza che costituirono la matrice originaria del fascismo, trasformatosi nel giro di pochi anni, dal 1919 al 1921, da movimento (i Fasci Italiani di Combattimento, fondati a Milano) in partito politico (il Partito Nazionale Fascista – PNF). Come ha avuto modo di scrivere in modo chiarissimo Mimmo Franzinelli, il fascismo non è finito il 25 aprile 1945, «il processo di continuità dello Stato, la cosiddetta strategia della tensione e l’odierno radicalismo postfascista» testimoniano la presenza fascista nell’Italia. La memoria distorta di un regime di criminali, razzisti e assassini rappresenta ancora una presenza inquietante e pericolosa per la nostra democrazia.
AP (06/09/2026) per Agorasofia
M. Murgia, Istruzioni per diventare fascista, Einaudi, Torino 2018.
U. Eco, Il fascismo eterno, La nave di Teseo, Milano 2018.
M. Franzinelli, Il fascismo è finito il 25 aprile 1945, Laterza, Bari-Roma 2022.
