Chandra Candiani, «Essere nuvola»… per essere umani

Ringrazio Chandra Candiani per questa sua ultima raccolta di versi che stringo in mano, per Essere nuvola, per le riflessioni future, che di certo verranno da queste sue, ora gelate nel pensiero.

Le parole di Chandra sono povere, danno ben scarsi frutti nella nostra Società-senza-riposo in cui tutto è scandito, misurato, mercificabile. Esse sono, infine, improduttive: «massimo sforzo, minimo risultato», dicono gli artisti e gli intellettuali che osano il controtempo. 

Gettate sul foglio con tutto l’amore che c’è, le parole di Chandra non hanno null’altro da offrire che i propri contorni, stropicciati dalla vita per lasciare varchi, per essere finestre. Nella loro superfluità, lo sanno, però, di poter essere speranza di chi la voce non ce l’ha, ché le parole gliele hanno tolte tutte.

Le parole lo sanno di poter salvare. C’è un tempo, anzi, ci sono terre oltre il tempo da riscoprire e abitare insieme, con discrezione. Restando fermi possiamo notarli: i silenzi pronunciati, le parole non dette e a quelle bisbigliate, gli assenti, le vite spoglie cui la storia non presta attenzione. Nelle terre oltre il tempo, poter tornare a sentire che il tempo si accorcia, ma la vita si allarga.

Essere nuvola è, in primo luogo, essere altro dall’umano, attraverso la via del bosco porre una distanza siderale da quel simulacro triste che è ora l’uomo; ma è, soprattutto, essere nient’altro che umani, transitori ed effimeri. Godere di questa transitorietà, perché nel passaggio dall’essere al non essere più, nulla manca alla natura, al Tutto.

Capire la propria vulnerabilità, praticare il mestiere delle briciole e tornare ad esser-ci, nella cura dei gesti piccoli. 

«Mi consola 

come preparo il letto la sera […]

pregando nel cuore delle faccende

mi rendo abitabile il famelico mondo»

Essere nuvola è vivere il sogno, non come sospensione dalla vita, ma come vita purissima. Ricordo e divinazione riempiono il sogno di quella parte di noi che altrimenti scompare, soffocata dal dover essere. Nel sogno l’incontro si prende [può farlo!] tutto il tempo che serve: qui, è possibile indugiare nel dettaglio che creava un’appartenenza gentile, una fratellanza dimenticata. Nel sogno osiamo, essere dove vorremmo abitare davvero: passato, presente e futuro, sfumano i propri contorni. Persino i sensi sono più veri, nel sogno. 

Le parole di Chandra Candiani sono lampi che attraversano la notte dell’esistenza che stiamo vivendo, grafemi di un innamoramento di cui siamo ancora capaci. Possono essere tutto questo solo a partire da una pratica di disumanamento [essere nuvola… essere sogno, essere bosco…], uno straniamento che avvicina, non isola, salva. Nel silenzio, con delicata attenzione, esse ci fanno sentire, finalmente, vicini al mondo ferito e offeso, mentre urla di dolore. 

«nel sogno i bambini 

hanno deciso di smettere di morire»

AP (26/09/2026) per Agorasofia

Chandra Candiani, Essere nuvola, Einaudi, Torino 2026


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