Marco Ferrando e la Rivoluzione possibile nel suo Stalin e il PCI

Sabato 27 giugno si è svolta a Molfetta, presso la libreria Il Ghigno, presidio storico di cultura e punto di riferimento per la cittadinanza, la presentazione dell’ultima fatica di Marco Ferrando, storico portavoce del Partito Comunista dei Lavoratori, dal titolo Stalin e il PCI. Tra mito e realtà, edito da Red Star Press.

Si comprende sin dalle prime battute che l’opera di Marco Ferrando vuole essere uno strumento politico per consentire ai e alle militanti di avere ben chiara la condizione in cui versa oggi il movimento operaio e la sinistra comunista. E, tuttavia, per comprendere ciò che si presenta sotto i nostri occhi, è necessario appoggiarsi alla storia, alla ricostruzione dei momenti fondamentali del percorso che ha visto il PCI protagonista delle istituzioni italiane all’interno di un quadro internazionale caratterizzato da decenni di dominio del PCUS di Stalin.

Per la sua natura di strumento politico, dunque, il libro presenta delle tesi ben definite e nette sul piano della ricostruzione storiografica. La prima è che vi sia una netta soluzione di continuità tra l’asse politico che attraversa la teoria e la prassi di Trotsky e Lenin, fino ad affermare con una certa dose di consapevolezza critica che la Rivoluzione d’ottobre invera la prospettiva trotskyiana, sebbene ponga Lenin a capo del movimento storico, e l’asse politico che si consolida con l’avvento di Stalin. Dal 1924, cioè dalla morte di Lenin, prende l’avvio una stagione non rivoluzionaria, caratterizzata piuttosto dal consolidamento del potere, che si incista in un apparato burocratico, imperialistico, repressivo, mandando in cancrena la rivoluzione e soffocando le istanze di liberazione e di affermazione del movimento operaio.

Se questa è la prima tesi, dunque, la seconda è che, come vi è una frattura in URSS tra la linea politica che percorre il pensiero e la prassi di Trotsky-Lenin e quella di Stalin, così in Italia vi è una frattura tra il Partito comunista d’Italia dei primi anni, tra 1921 e 1924, e il PCI di Togliatti, caratterizzato da svolte e controsvolte, come l’appello ai fratelli fascisti, la Svolta di Salerno del 1943 e l’amnistia del 1946, che prestano tutte il fianco all’egemonia totale staliniana. Un’egemonia che il PCI consolida anche in seguito con Berlinguer, la cui politica del “compromesso storico” non si discosta affatto dalla smania di governo di marca stalinista.

Tutto questo rincorrere il governo ha comportato l’eclissi prima del PCI con il crollo del muro di Berlino e poi di Rifondazione comunista negli anni ’90, secondo Marco Ferrando, che conosce bene quella stagione per esserne stato protagonista fino alla rottura del 2006. È stata, a suo avviso, proprio quella tendenza governativa del “campo largo”, cioè del governo in coalizione con i partiti borghesi a soffocare l’ambizione del mondo operaio alla rivoluzione comunista.

Con tanta disillusione e sano realismo, per Ferrando resta l’amaro in bocca a pensare alla storia, gloriosa e miserabile al tempo stesso, di un partito, quello comunista, che di fatto ha certamente rappresentato nella maniera più unitaria le istanze operaiste, ma non ha saputo indirizzarle verso lo slancio rivoluzionario, disperdendosi in mille rivoli.

Si tratta, dunque, di comprendere a fondo l’evoluzione storica del movimento operaio e della galassia delle rivendicazioni comuniste con il fine di rifondare un Partito comunista rivoluzionario nel solco della migliore tradizione bolscevica, cioè quella di Lenin, Trotsky, Rosa Luxembourg e di politici italiani come Pietro Tresso, l’andriese Alfonso Leonetti e Paolo Ravazzoli, cioè di quei comunisti che, nel corso degli anni, hanno subito purghe, espulsioni, epurazioni ed assassini politici perché non organici alla controrivoluzione che di volta in volta si legava agli ambienti borghesi con la smania del governo per mettere poi in atto strategie di repressione delle istanze di liberazione.

M. Ferrando, Stalin e il PCI. Tra mito e realtà, Red Star Press, Roma 2022.

ML (04/07/2026) per Agorasofia


Qui trovi gli altri inviti alla lettura.

Qui la pagina Facebook di Agorà. La Filosofia in Piazza.

Lascia un commento