Trieste, Napoli, Bologna, Palm Spring, Mosca, Šipan, Cannes, Bristol, Città del Messico… ma anche distanze e luoghi intermedi, dove una cinquantina di personaggi in un solo anno, il 1954, intrecciano i propri destini e si reinventano dopo che la Seconda guerra mondiale ha stravolto tutte le loro abitudini e le vecchie certezze. Alcuni, per la verità, restano saldi all’idea di emancipazione dell’uomo per mezzo del socialismo, ma le vicende della vicina Jugoslavia cominciano a minare alla base la possibilità di vedere tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici del mondo fraternamente uniti e, soprattutto, unite sotto un solo vessillo.
Con questo romanzo, che è più un carosello di immagini in bianco e nero e storie in triacetato di cellulosa rigorosamente infiammabile, Wu Ming ci conduce nel bel mezzo del secondo dopoguerra. In questo preciso frangente storico la ricostruzione in Europa, ma soprattutto in Italia, è un momento in cui la delusione per la rivoluzione tradita lascia il posto alla ricerca di soluzioni personali a problemi strutturali: è il momento in cui comincia a insinuarsi una forma di chiusura individualistica al limite tra l’anarchismo antisistema, che presta il fianco, talvolta, anche al malaffare, e il qualunquismo disperato privo di speranze per il futuro.
Sullo sfondo si staglia il bel casino della Guerra Fredda, che si combatte, da una parte, con la nascita del KGB e degli altri dispositivi militari e paramilitari di controllo internazionale, e, dall’altra, con le armi di “distrazione di massa”, cioè il Cinema e la Televisione, dispositivi mediatici di persuasione globale, destinati a incidere profondamente sugli usi e sui costumi delle soggettività, cioè su una moralità che diventa sempre più globale. In questo quadro composito fanno la loro comparsa anche personaggi che hanno segnato il Cinema, come Cary Grant e Big Luciano, sia la storia, come Fidel Castro.
Questo ulteriore capolavoro di Wu Ming è un romanzo sulla Guerra Fredda scritto sul finire del secondo millennio, mentre la NATO bombardava Belgrado, quindi privo di illusioni per il futuro dell’umanità, anche se i protagonisti, nel 1954 ancora non potevano sapere a cosa sarebbero andati incontro. Alla fine, tra chi veramente credeva al Sol dell’avvenire solo pochi ne escono veramente in piedi e, così, non resta che ripiegare in America Latina, dove il comandante Fidel Castro Ruz prepara la Rivoluzione perché «la Storia non avrebbe smesso di riservare sorprese». E, tuttavia, ora che il comandante non c’è più, cosa dobbiamo aspettarci?
Wu Ming, 1954, Einaudi, Torino 2002.
ML (08/08/2026) per Agorasofia
