…Sì, ma con tutti i suoi rifiuti da riciclare di cui dovremo pur occuparci
Il brano che vi proponiamo è tratto da un testo che Jean Baudrillard scrisse agli inizi degli anni ’90, L’illusione della fine, o lo sciopero degli eventi. In modo oltremodo incisivo, ci è parso che esso riesca a chiarire la presenza dei tanti rigurgiti posti dall’attualità dinnanzi ai nostri occhi.
La storia non finisce: essa resuscita, ma è una resurrezione nella forma del simulacro, della simulazione. Il superamento del vanishing point, «questo punto al di qua del quale c’era la storia», è irripetibile e irreversibile: così come «non ritroveremo più la musica pre-stereofonica (se non grazie a un effetto di simulazione complementare), non ritroveremo più la storia di prima dell’informazione e dei media […]. Non sapremo mai più cosa fosse la storia prima di esasperarsi nella perfezione tecnica dell’informazione». (p. 19)
Il problema è poi che il superamento di questo vanishing point, la sua irreversibilità, riguarda pure ideologie e valori, istituzioni, proposte politiche, culturali ed economiche, che non smetteranno di tornare a galla, come simulacri, in forme deteriori, imbarazzanti, deprimenti.
In questa reversione della storia, in questa curvatura iperbolica di convulse catene di eventi effetti speciali, preda del tempo reale e perciò distorte, il secolo si sottrae alla sua fine… privandoci, tuttavia, della possibilità di ipotizzare il futuro.
AP (17 luglio 2026) per Agorasofia
Lo sciopero degli eventi
J. Baudrillard, L’illusione della fine, o lo sciopero degli eventi, Meltemi, Milano 2026, pp. 52-55.
«Quando l’acqua gela, tutti gli escrementi vengono a galla. Così, quando la dialettica gelò, si videro risalire alla superficie tutti gli escrementi sacri della dialettica. Quando è congelato il futuro, e addirittura il presente, si vedono venire a galla tutti gli escrementi del passato. Il problema diviene allora quello dei rifiuti.
E non si pone soltanto per le sostanze materiali, comprese le atomiche, ma anche per le ideologie defunte, le utopie morte e sepolte, i concetti d’altri tempi, le idee fossili che continuano a inquinare il nostro spazio mentale. I rifiuti storici e intellettuali sono un problema più grave ancora dei rifiuti industriali. Chi ci sbarazzerà delle sedimentazioni della stupidità secolare? Quanto alla storia, questo rifiuto vivente, questo mostro agonizzante che continua a dilatarsi dopo la morte, come il cadavere in Ionesco, Come sbarazzarsene?
L’imperativo ecologico è che tutti i rifiuti devono essere riciclati. Altrimenti ruoteranno all’infinito come satelliti intorno alla Terra, a sua volta ritornata allo stato di rifiuto cosmico. Ciò che avviene con la storia è la prefigurazione del seguente dilemma: o crepare sotto i rifiuti non degradabili dei grandi imperi, dei grandi racconti, dei grandi sistemi divenuti caduchi con il loro gigantismo, o riciclare tutti questi rifiuti sotto la forma sintetica di una storia eteroclita, come oggi facciamo sotto il segno della Democrazia e dei Diritti dell’uomo, che sono sempre e soltanto la somma confusa del riciclaggio di tutti i residui della storia – residui di frantumazione in cui galleggiano tutti i fantasmi etnici, linguistici, feudali e ideologici delle società precedenti. Amnesia, anamnesi, revival anacronistico di tutte le figure del passato – monarchia, stato feudale – le quali sono del resto mai veramente scomparse? La stessa democrazia, forma proliferante, minimo comune denominatore di tutte le nostre società liberali, questa democrazia planetaria dei Diritti dell’uomo sta alla libertà reale come Disneyland sta all’immaginario. Essa presenta, rispetto all’esigenza moderna di libertà, le stesse caratteristiche della carta riciclata.
In realtà, non c’è un problema insolubile dei rifiuti. Il problema è risolto dall’invenzione postmoderna del riciclaggio e dell’inceneritore. I Grandi Inceneritori della storia, dalla cui cenere è risorta la Fenice della postmodernità! Occorre arrendersi al fatto che tutto ciò che era non degradabile, non sterminabile, è oggi riciclabile, e che quindi non c’è soluzione finale. Non sfuggiremo al peggio, cioè al fatto che la Storia non avrà fine, poiché i resti, tutti i resti – la Chiesa, il comunismo, la democrazia, le etnie, i conflitti, le ideologie – sono riciclabili all’infinito. La cosa fantastica è che nulla di ciò che si credeva superato dalla storia è veramente scomparso, tutto è ancora lì, pronto a risorgere, tutte le forme arcaiche, anacronistiche, intatte e intemporali come i virus in fondo al corpo. La storia si è sottratta al tempo ciclico solo per cadere nell’ordine del riciclabile.»
