De Gregori parla dalla sua “terra di nessuno”: «Se devo andare a lezione da qualcuno leggo un filosofo»

Guarda che non sono io 
Quello che stai cercando 
Quello che conosce il tempo 
E che ti spiega il mondo…

Francesco De Gregori, all’interno di una lunga conferenza stampa, subito iper-commentata da rete, giornali e TV, ha espresso delle idee, coerenti con il suo modo di stare al mondo come artista, del tutto indipendenti dalle brame del pubblico pagante. L’urgenza di ammiccare ai propri fan, del resto, durante la sua lunga carriera non è mai stata per lui una priorità. Piaccia o no, De Gregori non ha mai giocato al ruolo di poeta vate, incurante del fatto abbastanza scontato che i proclami dal palco dei nostri idoli, è vero, spesso ci danno coraggio, amplificano la nostra voce, ci fanno sentire insieme.

Nevergreen (Perfette Sconosciute), il suo nuovo progetto musicale e cinematografico, non vedo l’ora di poterlo esplorare. Ammetto, le canzoni di De Gregori attraversano le mie sinapsi e galleggiano nel mio inconscio da una vita. La loro permanenza indelebile, credo sia dovuta al fatto che, non avendole mai comprese del tutto, per fortuna mi hanno sempre lasciato un vuoto prezioso, un senso d’incertezza – come un invito a compiere un passo in più, a non delegare a nessuno la voglia di capire. Questa apertura intellettuale rimane impagabile.

Ecco, dopo averlo ascoltato dire:

«Provo sempre un certo imbarazzo quando leggo che un uomo di spettacolo vuole schierarsi in maniera netta, apodittica, su questioni internazionali o di guerra. Il mondo va analizzato con cura e il proclama buttato giù da un palco o in un appello mi lascia indifferente»

…ho pensato: lo ha fatto di nuovo, però questa volta senza cantarlo, il che è risultato più difficile da assorbire, tanto da scatenare polemiche, gogne e apologie.

Al di fuori del palco, dove in verità è semplicemente errato dire che De Gregori non sia schierato, troviamo un uomo che parla dalla sua terra di nessuno, luogo pericolosissimo perché allo scoperto, ma forse proprio per questo preludio all’atto creativo e libero. Da qui, ha specificato:

«Non mi sento in grado di dare lezioni perché ho le idee confuse anch’io. Per citare Whitman “contengo moltitudini”. Non mi va nemmeno di prendere lezioni da nessuno, soprattutto da un cantante o da un uomo di cinema»

aggiungendo poi una cosa che è passata un po’ in sordina: «Se devo andare a lezione da qualcuno leggo un filosofo». 

Potremmo ricamarci per ore intorno a queste parole dette da un cantautore che è stato capace con la sua arte di ispirare in molti l’impegno civile. De Gregori, tuttavia, rivendica la sua professione di cantante, il suo ruolo di artista e di cantautore e non vuole autonominarsi intellettuale. In questi ultimi giorni, colleghi cantautori, giornalisti e opinionisti ne hanno analizzato intenzioni e presunte malizie, io preferisco prenderlo in parola e, volendo capire di più, leggo un filosofo.

Nel 1986 Edgar Morin, recentemente scomparso, sugli intellettuali scriveva queste parole:

«Scrittori, artisti, avvocati, ricercatori, non sono, in quanto tali, intellettuali. Perché lo diventino, occorre che a partire dalla loro arte e dalla loro scienza, ma al di là di esse, costoro si auto-istituiscano tali, vale a dire si sentano autorizzati a trattare problemi generali/fondamentali d’importanza morale, sociale, politica […]. La sfera intellettuale oscilla tra il sogno platonico (il filosofo guida e reggente della città), il comportamento aristotelico (il filosofo consigliere del principe) e la missione pallina (l’apostolo annunciatore della salvezza)»

De Gregori scrive canzoni e lo ha rivendicato. Nel 1987 usciva Terra di nessuno, a mio giudizio uno degli album più importanti di De Gregori e della musica italiana. In mezzo a tante perle musicali, dentro ci sono Il canto delle sirene, Pilota di guerra, Capataz, Pane e castagne, brani dalla forza evocativa potente, che esprimono un punto di vista originale e attualissimo… Dalla sua terra di nessuno, che De Gregori faccia o no proclami, davvero, non importa.

Post Scriptum: questo articolo è stato scritto con in sottofondo una playlist di Bruce Springsteen

AP (3 giugno 2026) per Agorasofia

Edgar Morin, Il Metodo. Le idee: habitat, vita, organizzazione, usi e costumi, Raffaello Cortina Editori, Milano 2008, pp. 62 e 65


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