Jacobin Italia: Molfetta oltre il «campo largo»

La vittoria di Manuel Minervini, proveniente dalle file del Partito della Rifondazione comunista, eletto sindaco di Molfetta (Ba) al ballottaggio l’8 giugno 2026 con il doppio dei voti del suo contendente, è il risultato di un percorso per nulla scontato, frutto di anni di costante e martellante presidio dei territori con sguardo attento e prospettive chiare sui progetti della città e non solo.

Del resto, non si può dire certamente che Rifondazione comunista a Molfetta venisse da un periodo politicamente favorevole, giacché, a parte il passaggio a consigliere del suo candidato sindaco, il medico Giovanni Infante, nella precedente amministrazione comunale, in occasione delle elezioni regionali del novembre del 2025, si era trovato di fronte a una scelta audace, ma scivolosa dal punto di vista politico. Infatti, con un motu proprio, il Prc cittadino aveva deciso di divergere dalla decisione della federazione regionale, che schierava Viviana Guarini (ex consigliere regionale pentastellata) e Bassem Jarban, medico palestinese all’interno della lista del Movimento 5 stelle con Antonio Decaro presidente, e appoggiare la lista di Puglia Pacifista e Popolare con Ada Donno

Poteva apparire una scelta isolazionista e autoghettizzante, ma era il risultato di una precisa direzione politica. Rifondazione comunista di Molfetta contestava due ostacoli alla sua partecipazione al campo largo: in primo luogo, il meccanismo impopolare dello sbarramento, sostenuto sia dal centrosinistra sia dal centrodestra, che avrebbe impedito il rinnovamento della classe dirigente regionale, rappresentata perlopiù da gruppi di potere che fanno del trasformismo arraffone e affaristico l’unico principio della politica; in secondo luogo, il Prc di Molfetta dichiarava incompatibile la propria vocazione pacifista, lontana dalle logiche di guerra, con la posizione espressa da Antonio Decaro in qualità di europarlamentare a favore del piano di riarmo europeo.

A fronte di questa indicazione di voto contraria a Decaro, la lista di Ada Donno, che in Puglia raggiunse lo 0,70%, a Molfetta si è fermata all’1,12%, mentre Decaro ha superato di poco l’80% a fronte di un 64% nel totale della regione. Insomma, non proprio un successo elettorale, destinato e relegare la scelta molfettese fuori dal cosiddetto «campo largo» che ormai si va configurando a livello nazionale, per autocollocarsi all’interno della linea della «non ambiguità» con forze politiche come Potere al Popolo, Risorgimento Socialista e Pci, presentatesi anche in altre regioni con risultati elettorali, tutto sommato, modesti.

Tuttavia, la scelta di candidare Manuel Minervini, giovane ingegnere di 36 anni, a sindaco della città nasce dai medesimi presupposti politici della scelta regionale: la lunga permanenza di Rifondazione comunista nel tavolo del «campo largo» per la definizione di una proposta credibile per l’amministrazione della città si è infranta davanti all’insistenza di tenere all’interno della coalizione più o meno gli stessi personaggi che, partiti dalla destra a livello locale, hanno appoggiato Decaro alle regionali per poi mascherarsi di civismo e porsi in continuità con l’amministrazione uscente dell’omonimo sindaco Minervini (Tommaso).

Da qui la rottura del tavolo e la decisione, che inizialmente poteva apparire in continuità con la scelta isolazionista regionale, di sparigliare le carte e annunciare la candidatura di Manuel Minervini come sindaco di Molfetta con un programma politico chiaro, lontano dalle lobby di potere, dal trasformismo, dai giochetti della politica politicante, incentrato sui problemi concreti della città con uno sguardo al ruolo di Molfetta nel contesto mediterraneo di pace e solidarietà internazionale, appoggiato solo dalle liste di Rifondazione comunista e Più di così, la storica lista civica di simpatizzanti del partito. La candidatura dirompente di Manuel Minervini si è dimostrata da subito il frutto di una saggezza politica senza precedenti, che poi ha fatto scuola, dal momento che, da un lato, anche gli altri schieramenti hanno dovuto scegliere candidati altrettanto giovani, per marcare una rottura rispetto alla vecchia classe dirigente inconcludente, dall’altro, ha generato un entusiastico accorpamento del campo progressista via via con DemoS (Democrazia solidale), un gruppo nazionale di ispirazione cristiano-sociale, Avs, Movimento 5 Stelle, Rinascere e Spazio Riformista, due liste locali, e, infine, in coda, il Pd, in seguito al commissariamento affidato al senatore Alberto Losacco, il quale ha ricondotto il Pd nell’alveo del centrosinistra poiché rischiava di appoggiare il maggior competitor di Manuel Minervini, cioè Pietro Mastropasqua, già candidato della destra alle precedenti amministrative e ora espressione della vecchia classe dirigente e di quel civismo sotto cui si celano enormi interessi economici nel governare la città.

Con queste premesse, dunque, parlare di «campo largo» sarebbe altamente riduttivo, giacché si tratta di una linea politica – che resta popolare e pacifista nella sostanza – chiara e ben definita, gestita con una campagna mediatica e comunicativa, coordinata da giovani militanti, ineccepibile, potente e discreta al tempo stesso, condotta con toni pacati dallo stesso Manuel Minervini mediante discorsi di una chiarezza espositiva e di un trasporto emotivo spiazzanti, in grado di attirare numerosi giovani, non solo alla mera tornata elettorale, ma alla partecipazione concreta alla vita dei partiti e dei corpi intermedi, più volte richiamati nella campagna elettorale dal sindaco.

Insomma, la lezione politica che si dovrebbe ricavare dall’elezione di Manuel Minervini a sindaco di Molfetta, che ricorda l’impresa di Zohran Mamdani a New York, come ha sostenuto il segretario Maurizio Acerbo nell’omaggiare il primo sindaco di Rifondazione in una città italiana, va ben oltre l’identificazione di una prospettiva di governo all’interno di una semplicistica espressione di «campo largo». Questa esperienza dimostra che, a Molfetta come altrove, sotto la parola d’ordine «Insieme», con progetti chiari, posizioni nette e prospettive popolari e pacifiste, anche a favore del riconoscimento dei diritti del popolo palestinese e della liberazione del concittadino Domenico Centrone, detenuto illegalmente in Libia mentre raggiungeva Gaza con il convoglio di terra della Global Sumud Flotilla – ricordato da Manuel Minervini durante l’apertura del comizio per il ballottaggio – si può essere convincenti, vincenti e proporsi come interessante laboratorio politico alternativo a livello nazionale.

ML (10/06/2026) per Jacobin Italia e Il Faro di Roma


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