La sinistra sociale, popolare e pacifista torna a vincere
È cresciuto all’interno del circolo cittadino di Rifondazione Comunista, intitolato in maniera significativa “Palestina Libera”, il sindaco neoeletto di Molfetta (BA), il trentaseienne ingegnere Manuel Minervini. E, non a caso, nel comizio di chiusura del ballottaggio, Minervini, che ha condiviso ogni singolo momento e ogni presidio del Coordinamento molfettese per la Palestina, ha esordito auspicando l’immediata liberazione del concittadino e compagno Domenico Centrone, trattenuto indebitamente in Libia, mentre era in viaggio per raggiungere Gaza con il Land Convoy della Global Sumud Flotilla e portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese stremata dalla furia genocida israeliana.
E a omaggiare la vittoria al ballottaggio con Minervini, primo sindaco d’Italia proveniente da Rifondazione Comunista in una città di oltre 50.000 abitanti, è arrivato a Molfetta lunedì 8 giugno anche il segretario del Partito Maurizio Acerbo, il quale ha sottolineato in un passaggio cruciale come l’attenzione ai temi sociali, all’ambiente, alla pace e alla cittadinanza attiva sia un elemento fondamentale per riavvicinare la popolazione alla politica e alla partecipazione. Acerbo si è addirittura spinto a stabilire un paragone interessante dal respiro internazionalista tra Molfetta e New York, tra il comunista Manuel Minervini e il socialista Zohran Mamdani, capaci entrambi, per carisma e per concretezza politica, di trascinare l’ala democratica e moderata delle rispettive coalizioni verso posizioni più convintamente progressiste.
L’elezione di Manuel Minervini a sindaco di Molfetta, tuttavia, non è un evento fortuito frutto di una serie di circostanze elettorali favorevoli, ma è il risultato di un duro lavoro politico condotto da un collettivo instancabile di persone impegnatesi da diversi anni nel tessuto sociale della città. Solo la permanenza al fianco di cittadine e cittadini, nei luoghi della partecipazione democratica attraverso associazioni e corpi intermedi ha reso possibile sconfiggere il candidato di destra, Adamo Logrieco, fermatosi al primo turno con il 19,38 di preferenze, e Pietro Mastropasqua, espressione del civismo trasformista cittadino e di una classe dirigente biecamente incistata nei meccanismi della politica insieme a consorterie edilizie, lasciato indietro al 36,04% al primo turno (Minervini con il 44,57%) e addirittura doppiato nel secondo turno con un 32,53% a fronte del 67,47% di Minervini.
La lezione politica, non del tutto inedita per la verità, che si può ricavare dalla vicenda molfettese sta, tuttavia, nella convergenza di numerose componenti ideologiche e anime culturali, provenienti anche da tradizioni diverse, dai cattolici ai comunisti, che si sono ritrovate di nuovo dalla stessa parte nel denunciare il malaffare cittadino all’interno di un quadro nazionale e internazionale caratterizzato dal sostegno alla guerra e alle politiche del riarmo, processi economici estrattivi globali che causano morte appena fuori dai nostri confini nazionali (fondamentale rimane la questione palestinese) e povertà per la nostra popolazione. Proprio su quest’ultimo punto, infatti, il circolo di Rifondazione Comunista di Molfetta aveva sostenuto posizioni divergenti rispetto alla propria federazione nelle elezioni regionali dello scorso autunno, pubblicando un documento in cui si dichiarava l’incompatibilità del candidato alla presidenza della Regione Antonio Decaro del centrosinistra, che aveva votato favorevolmente in qualità di europarlamentare al ReArm Europe, con il percorso di base, di partecipazione dal basso che il circolo aveva convintamente intrapreso con il mondo pacifista.
La scelta netta e ideologica – e forse sarebbe il caso di ritornare a parlare con Antonio Gramsci di ideologia come forza sociale concreta capace di organizzare le masse umane – invece di isolare il circolo, ha compattato il gruppo e generato il terreno sul quale si è giocata la partita alle comunali. Il Prc, infatti, partecipando attivamente al tavolo, ha atteso a lungo che il “campo largo” molfettese prendesse le distanze da personaggi acchiappavoti riciclati dalla destra e dal presunto civismo di facciata, ma davanti all’ambiguità di alcune componenti, soprattutto del PD che viene poi commissariato dal sen. Alberto Losacco per evitare che sostenesse il principale rivale di Minervini, già candidato del centrodestra nelle precedenti amministrative, decide di fungere da alternativa concreta e veramente progressista, facendo saltare il tavolo delle trattative.
Il risultato, alla fine, è stato la costruzione di un programma di governo della città ben definito, progressista, popolare e pacifista, impersonato dalla figura fresca e dirompente di Manuel Minervini, sostenuto inizialmente soltanto da Rifondazione Comunista e da Più di così, storica lista vicina al partito. Inevitabilmente, la società civile e la popolazione sensibile alle questioni sociali ha trovato il suo punto di riferimento nel candidato proposto e, nel tentativo di segnare una discontinuità con una classe dirigente giudicata incapace, ha favorito la ricompattazione del fronte progressista intorno a Minervini con l’adesione al progetto dei cattolici democratici di DemoS (Democrazia Solidale), AVS, Movimento 5 Stelle, Rinascere, Spazio Riformista e, infine, anche del PD, con Elly Schlein intervenuta a Molfetta per sostenere il candidato.
Più che un’alleanza elettorale, dunque, il sostegno a Minervini ha assunto i contorni di un progetto politico riconoscibile, chiaro e coraggioso, con una forte impronta popolare e pacifista, impronta che Molfetta aveva già avuto in passato, quando, negli anni Novanta la città ebbe come sindaco l’omonimo Guglielmo Minervini, stretto collaboratore del vescovo della città, don Tonino Bello. Fu in quella stagione, marcata anche dal devastante conflitto nei Balcani, che la cittadinanza molfettese si ritrovò compatta intorno all’animazione della “Casa per la Pace”. Chissà se quella stagione, da tante e tanti ricordata con nostalgica tenerezza, possa germogliare ancora una volta tra le soggettività di un’altra generazione, quella di chi continua a urlare nelle piazze: «Volevamo liberare la Palestina la Palestina ha liberato noi!» E noi chiediamo anche la liberazione, tra le altre persone, del nostro Domenico Centrone.
ML (10/06/2026) per Mosaico di Pace
