È venuta a mancare il 13 giugno 2026, il giorno prima di compiere gli ottantasei anni, la vicentina Luisa Muraro, una scrittrice e studiosa italiana che, forse, lontano dai meccanismi mediatici e dalla ribalta televisiva, è rimasta purtroppo, con grande danno per la cultura italiana, a lungo in ombra, quando invece avremmo preferito beneficiare delle sue intuizioni e delle profonde analisi storiche e sociali su una serie di temi che risultano ancora oggi di estrema attualità.
Il contributo scientifico, filosofico e antropologico di Luisa Muraro spazia dall’analisi storica di materiale legato alla mistica a quello legato alla stregheria, ma sempre focalizzando l’attenzione sul pensiero femminile e sul pensiero della differenza, istanze che riescono abilmente e in maniera del tutto originale a intrecciare suggestioni provenienti da mondo del femminismo classico, tra cui Luce Irigaray, e quello della filosofia della postmodernità con Jacques Derrida e Gilles Deleuze.
Tra le opere più significative di Luisa Muraro vogliamo presentare come invito alla lettura La signora del gioco, un saggio dedicato alla caccia alle streghe e ai processi per stregheria tra Medioevo ed età moderna, ricostruiti attraverso documenti giudiziari e testimonianze processuali. L’autrice analizza casi come quelli di Caterina Ross, delle donne della Val di Fiemme, di Poschiavo, del Canavese, di Barbara Marostega e di altre imputate, mostrando come le confessioni fossero spesso il risultato di tortura, pressioni sociali e pregiudizi già radicati nei tribunali e nelle comunità e a cui era quai impossibile sfuggire.
Il libro mette in luce il passaggio antropologico e sociologico dal “gioco” femminile, legato al sogno, alla fantasia, alla cura e a forme di sapere popolare, alla costruzione demonologica del sabba, in cui il diavolo diventa elemento centrale dell’accusa. Muraro interpreta la persecuzione delle streghe non solo come fenomeno religioso, ma anche come fatto sociale e politico: molte imputate erano donne povere, anziane, sole o marginali, percepite come pericolose perché fuori dall’ordine familiare e comunitario.
L’opera è importante perché mostra come la stregheria sia stata in gran parte una costruzione culturale prodotta dall’incontro tra paura collettiva, potere giudiziario e controllo maschile sul sapere e sul corpo delle donne. Con uno stile rigoroso e insieme critico, Muraro invita a leggere i processi non come semplici cronache di superstizione, ma come documenti di una violenza storica esercitata contro forme femminili di autonomia, immaginazione, conoscenza, autodeterminazione.
E, tuttavia, proprio per i temi trattati, il contributo di Luisa Muraro, non è rappresentato solo dall’elaborazione teorica, ma diventa anche azione concreta, attivismo, mobilitazione per i diritti, memoria politica della Resistenza e creatività che ha dato vita e lustro a Centri di ricerca, Biblioteche tematiche, spazi di discussione e luoghi di vita collettiva.
Ecco, se solo i nostri ministri dell’istruzione frequentassero un po’ di più i luoghi della cultura, forse troverebbero in Luisa Muraro una filosofia e una intellettuale rappresentativa di un autentico e originale pensiero femminile e della differenza da inserire tra le Nuove Indicazioni Nazionali per l’insegnamento della Filosofia nei Licei!
ML (15/06/2026) per Agorasofia
